giovedì 28 settembre 2017

MUTAMENTI PIAZZA DI MADERNO

                         Ecco come si presentava la Piazza di Maderno alla fine dell'Ottocento

                        In quel tempo le lavandaie stendevano in piazza i panni lavati nel lago



                             La circolazione di mezzi attraverso la Piazza  all'inizio del  1900


                                               Attuale veduta della Piazza di Maderno




martedì 26 settembre 2017

MUTAMENTI PROMONTORIO TOSCOLANO-MADERNO


All'inizio del 1900 c'era un folto uliveto


Siamo intorno al 1930





Scomparsi gli ulivi ,  sorte tante abitazioni


martedì 5 settembre 2017

PERCHE' I FRATI DDMENICANI A TOSCOLANO?


A Toscolano i Domenicani arrivarono nel XIII secolo, poco dopo la fondazione del loro Ordine. Ma perché quest’Ordine scelse proprio Toscolano? Per capirlo dobbiamo risalire alle origini ed ai loro scopi.
            L’ordine dei Predicatori Domenicani fu fondato da S.Domenico di Guzmàn, nel 1206 e fu approvato dal Papa Onorio III° nel 1216. La loro finalità era la salvezza delle anime grazie alla predicazione e all’insegnamento, ma l’intento immediato col quale sorse fu la lotta contro le dottrine ereticali del Medio Evo e contro coloro che le impersonavano (i patarini, gli albigeni, ecc.).
            Per svolgere tale compito i domenicani volsero particolari cure alla loro formazione intellettuale. Lo stesso fondatore S.Domenico si dedicò alla riconversione degli eretici ed a bloccare gli effetti dell’eresia.
            Questi religiosi, il cui abito è  composto da tonaca e scapolare bianco con cappa e cappuccio neri ed un cingolo di pelle al quale è appeso il rosario, seguono la regola di S.Agostino. Il loro stemma è una croce gigliata bianconera.
            Nel 1229 divenne vescovo di Brescia il frate Guala dei domenicani e fu il primo vescovo di quest’ordine italiano. Da questo particolare è evidente che la diffusione dei loro conventi nel territorio bresciano fu sostenuta dallo stesso vescovo.
            I conventi dei domenicani si estesero nel XIII secolo specie dove era più diffusa l’eresia “patarina” fra cui Toscolano e Nave, entrambi luoghi dove erano in attività diverse cartiere.
            L’eresia “patarina” fu un movimento religioso della parte più umile del popolo, sorto a Milano verso la metà del secolo XI  ed era diretto contro gli abusi dell’alto clero. I seguaci di questo movimento dagli avversari furono chiamati, per dileggio, patarini, dal luogo dove si radunavano (pataria, deposito di cenci e ferri vecchi, frequenti allora nella via di Milano tuttora detta dei Pattari).
Gli storici,  Paolo Guerrini e Guido Lonati, ritengono che i frati non giunsero a Toscolano solo per assistere gli infermi e i pellegrini dell’ospizio, ma per affrontare l’eresia particolarmente diffusa fra gli straccivendoli che, numerosi, frequentavano le cartiere locali per fornire la materia prima per la fabbricazione della carta.
       Attiguo all’ospizio fu costruito nel secolo XII un piccolo tempio cristiano dedicato a S.Lucia.      


lunedì 4 settembre 2017

IL PIEDISTALLO DELLA CROCETTA



            Nel 1998 è stata decorosamente sistemata buona parte dell'interessante materiale archeologico che da tempo si trovava disseminato nel giardinetto prospiciente la Canonica di Maderno e che proveniva in gran parte dalla vicina Chiesa romanica. A questo è stato aggiunto altro materiale proveniente dai resti del castello di Maderno e dalla villa romana di Toscolano, recuperati in occasione dei vari scavi effettuati per la realizzazione della rete fognaria.
            Tra tutti i pezzi che oggi fanno bella mostra di sé‚ sul lato destro del giardino della Canonica, ci vogliamo occupare del "piedestallo della crocetta", così veniva chiamato, nelle vecchie mappe del secolo scorso e precedenti, quel troncone di colonna in pietra con scolpite una croce e la data del 1670, che oggi appare coricato. Un'ara romana, come afferma lo storico Guido Lonati nelle sue memorie su Maderno, che fu poi adibita dai Frati della Religione a reggicroce, come testimonia ancora il foro posto al centro del basamento. Recuperato probabilmente, con tanti altri pezzi, fra i resti della villa romana di Toscolano, fino agli inizi di questo secolo il piedistallo si trovava in fondo al Lungolago di Maderno, vicino al maestoso platano (il piantù), nella località che proprio dallo stesso prese il nome "la crocetta".Questo era anche il nome dell'unica via che in quei tempi portava direttamente al lago attraverso la campagna partendo dal Borgo di Maderno, già località "Pozzo", attraverso l'attuale Via Vitali (dove si trova l'Asilo) e le vecchia strada di campagna del Cimitero (ora Via Foscolo) fino al lago.
            Ma chi aveva collocato in quel luogo il piedestallo e perchè? Si ritiene siano stati i Frati di Via Religione e precisamente, in considerazione della data scolpita (1670), i Frati AGOSTINIANI di S.Salvatore di Brescia, divenuti Canonici lateranensi di S.Afra, che rimasero sul posto fino al 1772. Questi ultimi erano succeduti alle monache di S.Croce in Venezia, mentre i Frati Domenicani, che per primi s’insediarono alla "Religione" fondando l'Abbazia domenicana, se n’erano andati già da quasi due secoli.
            Poiché il loro Monastero (Religione) si trovava molto vicino e collegato al luogo in questione grazie ad un antico guado sul torrente Toscolano, si può pensare che la colonna fosse stata collocata dai Frati come meta delle loro processioni, per servire come reggicroce.
            E' interessante osservare come la croce e la data siano stati scolpiti sulla colonna capovolta, con la base rivolta verso l'alto. Per quale motivo? Molto probabilmente per la medesima ragione per cui alcuni bassorilievi d’origine pagana furono murati capovolti nell'edificazione della Chiesa romanica, e cioè per sottolineare il disprezzo per la loro origine.
            In occasione della recente sistemazione si pose dunque il problema di come collocare il pezzo. Con la base rivolta verso il basso, come richiedeva l'origine della colonna romana, oppure capovolto com’era usato dai Frati?
            Per rispettare e ricordare la sua storia ed il suo duplice utilizzo nel corso di quasi duemila anni, è stato deciso di collocarlo in posizione orizzontale e ciò grazie alla competenza e all'interessamento del compianto Prof.Roberto Bottoli.
            Vorrei proporre un’ipotesi che ritengo collegata al suddetto piedestallo della crocetta. Sulla muraglia della casa sita all'angolo di Via Cavour con Via Sacerdoti (località orologio) contrassegnata dal civico numero 8-10 si osservano incastrate diverse pietre bugnate che si presume siano di provenienza del castello di Maderno per la loro particolare conformazione. In una di queste vi è scolpita una croce simile a quella del piedestallo sopra descritto che si trova nel giardino della canonica.
            Non potrebbe essere stata incisa anch'essa dagli stessi Frati che consideravano questo luogo un altro punto di sosta o d’arrivo delle loro processioni? D'altra parte, questa pietra con incisa la croce, è poco distante dall'inizio della Via Crocetta, ora divenuta Via Vitali.
            A sostegno di quest’ipotesi ci sono anche le date. Infatti, il castello, divenuto palazzo del Vicario durante la dominazione veneta, fu distrutto da un incendio il 25/8/1645 e da quell'epoca gli scheletri delle sue muraglie furono prelevati da chiunque ed in buona parte disseminati nel paese per essere usati a rinforzare o completare alcune case.
            Solo 25 anni quindi separano la data del 1670, incisa nel piedestallo della crocetta, con quella dell'inizio del disfacimento del castello e questo ci fa presumere che l’ipotesi sopra descritta possa anche corrispondere alla realtà.



CHIESETTA E CIMITERO DI S.MARTINO

Poco sotto la frazione di Sanico di Montemaderno si trovano i cosiddetti “prati di S.Martino”, sul cucuzzolo dei quali  sorge la piccola chiesetta dedicata a S.Martino di Tour . Fu adattata all’interno di una torre circolare, probabilmente di origine romana, posta a protezione della suddetta frazione dalle incursioni delle popolazioni montanare che mai si adattarono di convivere con la gente latina, secondo quanto affermato dallo storico Donato Fossati.
Dal 1567, per volere del Vescovo Bollani, intorno alla chiesetta fu posto il cimitero . In esso trovavano sepoltura anche i defunti di Maderno (pensate con quale difficoltà avveniva il trasporto delle salme da Maderno a S.Martino in quel tempo) e ciò avvenne fin verso la fine dell’800, quando fu costruito il nuovo cimitero di Maderno in Via Ugo Foscolo. Il cimitero di S.Martino mantenne questa funzione praticamente solo per le frazioni circostanti. In precedenza i defunti di Maderno venivano tumulati intorno alla chiesa romanica in piazza di Maderno.
Narra il frate Andrea di Toscolano nel suo “Antico Benaco rinnovato” scritto tra il 1674 ed il 1686 che, anticamente, le acque del torrente Toscolano formavano in questa valle un laghetto che lambiva un romitorio posto là dove successivamente venne costruita la chiesetta.

Per la sua posizione isolata e lontana dagli abitati, funzionò come lazzaretto in caso di epidemie fino all’inizio del sec.XVII dopodichè dal 1617 al 1748 ospitò diversi eremiti ai quali fu però proibito ogni accesso dal 1751.



giovedì 27 luglio 2017

LE PRIME TIPOGRAFIE A TOSCOLANO


Già dal 1300 a Toscolano ebbe inizio la prima attività dell'industria cartaria in località "Camerate". Queste fabbriche ebbero uno sviluppo enorme tanto che  ner XVI secolo coprirono interamente tutto il territorio adiacente il torrente Toscolano, unitamente a numerose officine e ferriere.
Verso la metà del XV secolo venne inventata da Gutemberg la stampa con caratteri mobili che, dopo alcuni anni, si diffuse anche in Italia, Fu proprio la convenienza economica di avvicinare le nuove tipografie ai luoghi i produzione della carta (materia prima per questa attività) che facilitò la loro installazione a Toscolano.
Fu il Sindaco di Toscolano e Consigliere della Magnifica Patria,Scalabrino Agnelli abitante nella frazione di Messaga di Toscolano, proprietario di alcune cartiere, che chiamò presso di sè, intorno al 1478, un celebre stampatore GABRIELE DI PIETRO da Treviso, già noto per le bellissime edizioni stampate a Venezia, Brescia e Udine dal 1472 al 1478.
In considerazione  della sua abilità tipografica i frati Domenicani della "Religione" di Toscolano lo convinsero poi a trasferirsi nel loro Convento con i suoi torchi. Fino al 1480 riuscì a pubblicare una mezza dozzina di libri in bei caratteri romani. Ad un certo momento venne arrestato ed imprigionato per un mancato pagamento di un vecchio debito, probabilmente contratto quando era ancora a Venezia . La sua pena venne poi ridotta a 4 mesi, grazie all'autorevole intervento del suo sostenitore Scalabrino Agnelli. Avvilito e dispiaciuto lasciò Toscolano per Brescia dove sopravvisse per poco tempo. Per oltre 30 anni nessun libro fu più stampato a  Toscolano.
Soltanto nel 1519 giunse a Toscolano lo stampatore PAGANINO PAGANIN I di origine bresciana (Cigole) che aveva svolto la sua attività a Venezia fino al 1485 e, successivamente, presso i frati dell'isola di Garda, accompagnato dal figlio ALESSANDRO che già svolgeva simile attività con la stessa competenza del padre.
Secondo Donato Fossati, abitò e svolse  il suo lavoro in Toscolano, prima contrada del Porto e poi, dopo le sue seconde nozze con Cristina figlia di Francesco Fontana di Cecina, si trasferì in questa frazione che è poco distante da quella di Messaga dove aveva operato Gabriele di Pietro parecchi anni prima..
Dal 1519 al 1538 i Paganini  pubblicarono a Toscolano ben 43 opere tutte dettagliatamente elencate da Donato Fossati (Benacum-Storia di Toscolano - 1941) il quale affermò di conservare gelosamente nella sua Biblioteca queste opere giuntegli attraverso i suoi avi, oltre a due stampate a Venezia e un' altra di Gabriele di Pietro.
Le opere dei Paganini erano volumi a formato ridotto tascabile, come si direbbe oggi, Furono stampate con cura e adornate di interessanti xilografie , di iniziali incise, di cornici come il "BURATO" che nelle sue tavole riproduce modelli di ricami e di stoffe (burati).
Anche Ugo Baroncelli, grande esperto in questo campo, nel suo volume del 1964 elenca e commenta tecnicamente queste edizioni stampate a Toscolano e afferma, tra l'altro, che la Biblioteca Queriniana di Bresscia possiede questo prezioso volume (Il Burato) donatogli a suo tempo da Luigi Lechi. Lo stesso autore affermò che Paganino Paganini avrebbe stampato per primo, in caratteri arabi, una edizione del CORANO che gli costò anni di lavoro e notevoli sacrifici economici, ma nessun esemplare di questa opera si sarebbe salvato perchè sembra. che tutte le copie siano state distrutte per ordine dell'autorità Pontificia di quel tempo.. Ricordo che anche il figlio Alessandro custodiva in Toscolano i caratteri usati per la stampa di questo volume.
Senonchè nel gennaio 1992 è stato presentato all'Ateneo di Brescia il volume ALESSANDRO PAGANINO 1509-1538 dell'editrice padovana Antenore (stampato già nel 1990) dalla stessa autrice ANGELA NUOVO  la quale ha annunciato il ritrovamento, (dopo 450 anni di ricerche) di una copia  del CORANO stampata in arabo a Venezia e non a Toscolano, da ALESSANDRO PAGANINI tra il 1537 e il 1538. Il ritrovamento, avvenuto casualmente nella Biblioteca  dei Frati Minori di S.Michele di VENEZIA durante altre ricerche, ha smentito coloro che ritenevano che l'opera non fosse mai neppure stata stampata. L'autrice ha dichiarato che è uno  dei libri più belli ed un capolavoro tipografico tutto in arabo, senza una sola riga o data in altri caratteri e nel suo volume ne riproduce alcune pagine fra le quali quells contenente il visto del Vicario del Sant'Ufficioi di Cremona. Con questa notizia viene ristabilita la verità sulla presunta eliminazione di questo libro da parte dell'Autorità Ecclesiastica che era stata sostenuta anche dal Cardinale Querini. Anzi, come si è detto,sul volume ritrovato si trova addirittura una nota di Arcangelo Mancasuka, Vicario del Sant'Ufficio di Cremona.
La sparizione della edizione del Corano di Paganini, secondo gli studi dell'autrice, fu invece dovuta al fatto che i volumi furono inviati tutti sul mercato arabo e turco, ambienti nei quali lo si ritenner sacrilego perchè la loro religione proibiva all'infedele e all'impuro di toccare il testo considerato  sacro e di conseguenza anche il fatto di stamparlo. Si presume quindi che la distruzione delle copie del Corano avvenne sul posto per i suddetti motivi, Nelle Biblioteche orientali non si ebbe infatti mai traccia di alcuna copia,.
Fu per Alessandro un fallimento anche economico che pesò notevolmente sulla sua attività , tanto  più che non riuscì , come sperava, nemmeno a trovare l'acquirente dei costosi caratteri arabi.
Dalla lettura del citato volume si viene a sapere che i Paganini, già dal 1505, avevano a Toscolano una fabbrica di carta che serviva alle loro necessità i lavoro a Venezia. Il loro trasferimento a Toscolano fu quindi dovuto a ragioni economiche e commerciali. La carta prodotta a Toscolano era trasferita a Venezia e di lì con altri mezzi raggiungeva Verona per essere nuovamente imbarcata  tramite l'Adige ed il Po per raggiungere la capitale della Serenissima, senza dover uscire dal suo territorio.
Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto da Donato Fossati, Angela Nuovo ha accertato che Cristina Fontana non era la seconda moglie di Paganino e nemmeno era figlia di un Fontana Francesco di Cecina,bensì era la sua prima moglie nonchè figlia di Francesco della Fontana, di origine tedesca, che in effetti si chiamava Franz Renner, pure lui stampatore a Venezia.
Paganino Paganini morì verso la fine del 1538, dopo che il figlio  Alessandro, contro la sua v olontà, ebbe stampato il Corano e nel suo testamento dispose che il suo corpo venisse sepolto nella Chiesa di S:Maria del Benaco di Toscolano alla quale lasciava tre ducati per opere di riparazione e dieci ducati alla Società del Sacratissimo Corpo di Cristo della stessa chiesa, così come risulta dal testamento rintracciato dalla Nuovo..
E' da ricordare, infine, che alcune edizioni dei Paganini furono dedicate a Isabella Gonzaga, a Francesco Corner Procuratore di S.Marco ed al Cardinale Giulio dè Medici.                                                                         i

sabato 15 luglio 2017

PORTONE PER TOSCOLANO?



Come è noto anticamente sulla strada del “Ruinà”, attuale statale di Via Roma che conduce a Fasano, esisteva una porta fortificata difesa da alcune cannoniere, inizialmente munita di un ponte levatoio a difesa e controllo ingressi al paese la cui spesa per la manutenzione, fortificazione e custodia furono spesso oggetto di lunghe liti fra i diversi comuni obbligati posti a nord di Maderno. Nel 1658 si provvide a murare tale casello che era divenuto asilo di malviventi.
Anche in Via Cavour, angolo Via Sacerdoti, dove si trova l’orologio posto in alto, esisteva un portone verso Toscolano del quale si notano uno spigolo in pietra viva a forti bugnature (simili a quelle del castello) ed altre pietre, come si può vedere dalla  fotografia.
Di questo portone non ebbi mai alcuna notizia e l’ho saputo leggendo il volume I° di Fausto Lechi   “Le dimore bresciane in cinque secoli di storia".
Rimane però da chiarire perché questo portone fu costruito nel paese di Maderno e non al suo confine che, salvo modifiche avvenute in tempi molto lontani, è il torrente Toscolano.


lunedì 3 luglio 2017

DEMOLITA LA CHIESA DI S.PIETRO


Il pittore Maurizio del Vecchio di Milano ha prodotto il quadro sopraindicato (appartenente ad una collezione privata) che  riproduce il  Convento dei Padri Serviti in Via S.Pietro a Maderno, attuale villa Caprera, e relativa chiesetta che fu poi demolita che fu una frequente  meta di Vincenzo I Gonzaga, come poteva presentarsi verso la metà del XVII secolo, prima che venisse demolita la  chiesetta
Da un documento ritrovato a Firenze da Padre Sostegno risulta che la chiesetta fu costruita nel 1467.
Il Papa Alessandro VII, soppresse il Convento dei Padri Serviti nel 1656, incaricando la Repubblica Veneta alla vendita dello stesso e del "Serraglio" cui era annesso.
Nel secolo scorso l'ex convento che è denominato "Villa Caprera" fu, tra l'altro, anche sede del Comando Carabinieri di Toscolano-Maderno. Ora è stato trasformato, dopo una ristrutturazione, in un condominio.

lunedì 5 giugno 2017

GIUFFREDI MOTOCICLISTA DELLA R.S.I.

Il giornalista Tullio Ferro nel libro "Segreti del Garda" racconta:

Nel 1994 Giovanni Maria Giuffredi, classe 1921, agente motociclista-portaordini e di scorta al Duce, uomo fidato del vice capo della Polizia, con alle spalle il fronte russo, la ritirata dalla Sicilia a Salerno, un’esperienza rocambolesca alla divisione corazzata “Centauro”, esecutore del rischioso trasferimento di un sacerdote ricercato dalle Brigate Nere per aver aiutato dei partigiani, disse a Tullio Ferro per “Segreti del Garda”:
“Non si palesa un segreto dire che Mussolini tutti i giorni scriveva una lettera alla Petacci. Io ero uno dei pochi  a cui veniva affidato il compito di prendere in consegna la quotidiana lettera a Gargnano, superare il posto di blocco presso Villa Feltrinelli tenuto dai tedeschi, superare l’altro “stop” a Maderno in mano ai “Pisani”, uomini fidatissimi di Buffarini Guidi, ministro dell’interno, e a raggiungere Villa Fiordaliso a Fasano di Gardone Riviera dove abitava l’amica del Duce. Tutto qui? “No di certo. Il compito non era così facile. Dovevo fermarmi a Maderno presso l’Ufficio del Dottor Eugenio Apollonio, sito a Villa Adele. Lì aveva luogo una segreta e delicatissima operazione che doveva durare il minor tempo possibile: aprire la busta, fotografare il contenuto, porre in ordine il plico. Quindi riprendere la strada per Villa Fiordaliso. Una specie di corsa ad ostacoli che mi raggelava poiché temevo di essere inseguito.”
Insomma tutte le lettere di Mussolini dirette a Claretta venivano fotografate e lette dalla Polizia: E quelle di Claretta subivano lo stesso trattamento?. “Non lo so. Non ebbi mai l’incarico di corriere da Villa Fiordaliso e da Villa Mirabella, che era entro le mura del Vittoriale, ultima residenza della Petacci sul Garda.”         Come fece lei a sapere dell’apertura delle lettere?. “Il Dott. Apollonio di me si fidava. Anzi un giorno m’informò che io sarei stato della partita per una importante delicata missione. Venni quindi a sapere che le lettere del Duce si leggevano per conoscere eventuali impreviste mosse di Mussolini, confidate in anticipo alla sua amica, informazioni che sarebbero potute servire per eventuali contromosse. Mussolini non sapeva del piano escogitato da Tullio Tamburini, capo della Polizia, e da Apollonio.
Quale piano?
“Un tentativo di liberare Mussolini praticamente prigioniero dei tedeschi e, attraverso i partigiani delle Fiamme Verdi, consegnarlo al momento opportuno agli Alleati. Del piano sarebbe stato a conoscenza anche Monsignor Ferretti del Duomo di Salò. Accade, invece, che Tamburini e Apollonio vennero arrestati e trasferiti in Germania perché accusati di tramare contro i tedeschi. Questa era almeno la versione ufficiale. La verità era che i due stavano preparando un commando guidato dal colonnello Pavone per salvare Mussolini dalla morte una volta che fosse caduto nelle mani di altri partigiani non inquadrati nelle Fiamme Verdi.” In tal senso sembra che il piano “Tamburini-Apollonio-Pavone” non fosse l’unico. Infatti esistono documenti che testimoniano un tentativo di abboccamento, sempre tramite Monsignor Ferretti, da parte del ministro dell’Interno Paolo Zerbino, che nel febbraio 1945 aveva sostituito Buffarini Guidi, con le Fiamme Verdi. Si pensava a una specie di “armistizio” tra repubblichini e partigiani, una zona franca per arrivare alla fine del conflitto con le armi abbassate”.
Poi cosa accadde? “Qualcuno tradì ed il piano andò in fumo. Infatti, un brutto giorno i tedeschi, agli ordini del famoso Kappler, fecero irruzione nell’Ufficio operativo (ex Albergo Milano) dove prelevarono documenti e altri carteggi (Forse trovarono pure le fotografie delle lettere Mussolini-Petacci?). Il commando, non ancora perfettamente inquadrato, si sfaldò. Io, per paura di essere interrogato, fuggii saltando da una finestra, quindi non venni identificato tanto che all’indomani potei riprendere normale servizio”.
 Giuffredi potè poi salvare un certo Sansoni (detto palanca), che stava correndo il rischio di essere arrestato dalle Brigate Nere perché teneva a Maderno un deposito clandestino di benzina. “Arrivai prima io da Palanca e così dopo aver fatto sparire il carburante, gli misi le manette e dopo una notte in camera di sicurezza, tutto andò a posto”.
Giuffredi era a conoscenza di molti altri fatti della sfera Mussolini-Petacci. Egli sapeva che gli incontri tra i due avvenivano per lo più nella vicina Torre S.Marco, già Torre Ruhland, così chiamata poiché apparteneva alla omonima villa (Ruhland: quiete nel paesaggio). In questa torre-garconnière i due amanti trascorrevano ore in assoluto isolamento, al riparo di occhi indiscreti.  Si parlò poi che le lettere a Mussolini  la Petacci le scrivesse su carta a mano con impressa l’immagine di una colomba e di un’aquila e il verso ovidiano “(Né con te né senza di te posso vivere).
Il racconto di Giuffredi, dopo qualche divagazione, ritornava sulle lettere. “Per me quella busta scottava da non dire poiché, anche se non recava alcun indirizzo, la destinataria era la signora Petacci”
Altri delicati incarichi per Giuffredi furono quelli di scortare l’auto del Duce o di viaggi segreti. Così ebbe a raccontare a Tullio Ferro nel 1976.



venerdì 2 giugno 2017

AMMINISTRATORI COM.LI TOSC.MAD. DAL 1928





 Precedente sede Municipale

                                                                                                         
                                   
             Attuale sede Municipale


L’attuale comune di Toscolano-Maderno, costituito con Regio Decreto 14 giugno 1928 n.1527,che viene riprodotto qui sotto, costituisce la fusione dei due comuni di Maderno e Toscolano esistenti da tempo immemorabile. In quel tempo, per ragioni economiche lo Stato abolì i piccoli comuni unendoli ad altri         confinanti. per costituirne uno solo.                                           
    Ecco l’elenco dei numerosi amministratori che si susseguirono dal 1928 in poi, compresi i due Commissari Prefettizi nominati dalle autorità della R.S.I. dal 1943 al 1945.
 Il Commissario Prefettizio è un organo monocratico di amministratore straordinario del comune o della provincia, nominato in seguito allo scioglimento del Consiglio comunale o provinciale, che ha il compito di amministrare l’ente fino all’elezione del nuovo consiglio e del nuovo Sindaco o Presidente Provincia:

dal 1928 al 1929     -  Podestà      Rag.Giovanni Bonaspetti
dal 1930 al 1931     -      “             Cav.Ettore Bianchi
dal 1932 al 1935     -      “             Cav.G.Battista Ciscato
dal 1936 al 1937     -      “             Sig. Angelo Elena
dal  1938 al 1943    -      “             Dr, Pier Luigi Valdini
 nel  1944             Commiss.Pref.  Dott  Ezio Careri
dal 1944 al 1945             “       “    Dott. Aristodemo Bevilacqua
dal 1945 al 1946         Sindaco      Avv. Guido Ragozzi
dal 1947 al 1951             “             Ing, Carlo Benedetti
dal 1952 al 1956             “             Sig. Giuseppe Bompani
dal  1956 al 1960            “             Avv.Ignazio Maffizzoli
dal 1960                          “             Cav. Nino Gaoso
dal 1961 al 1970             “             Sig. Ruggero Manfredi
dal 1970 al 1975             “             Rag. Gian Franco Cavallini
dal 1976 al 1980             “             Sig. Ruggero Manfredi
dal 1981 al 1985             “             Prof.Marco Manfredi
dal 1986 al 1990             “             Sig. Attilio Apollonio
dal 1991 al 1994             “             Prof. Marco Manfredi
Aprile-Nov.1994  Commiss.Pref:  Camillo  Andreana
dal 1994 al 1998       Sindaco        Ing. Silvano Boni
dal 1999 al 2008             “             Ing.Paolo Elena
dal 2008 al 2013             "             Sig.Roberto Righettini
dal 2013 al                      “             Sig.ra Delia Castellini
           

giovedì 1 giugno 2017

TRASFERIMENTO ORO ALLA GERMANIA NEL 1944







In località Bornico, dove il torrente omonimo sfocia nel lago, Federico Bagozzi (1844-1896), noto imprenditore edile della Valtrompia, edificò una grande villa con torretta, come esigeva l’architettura del momento, immersa in un grande parco.
         All’inizio del ‘900 fu ceduta al Prof. Carlo De Stefani, già deputato di Bardolino e, successivamente passò alla famiglia dei Conti Bassetti, titolari dell’omonima industria tessile di Milano.
         Nell’ottobre 1943 quando sulla Riviera del Garda si installò la repubblica Sociale Italiana la villa fu requisita dai tedeschi che ne fissarono la loro ambasciata che si trovava prima a Roma. A capo della stessa vi era l’ambasciatore Rudolph Rahn il quale unitamente al Gen.le Wolff avevano l’incarico di seguire da vicino Mussolini che si trovava a Gargnano. Si è venuti poi a sapere che tutti i testi delle telefonate da e per Mussolini e dei vari gerarchi del fascismo venivano stenografati poi battuti a macchina e, attraverso Rahn. trasmessi a Hitler.
         Fu in questa sede al Bornico di Toscolano-Maderno e non a Fasano come indicato erroneamente dalla stampa, che il 5 febbraio 1944 il Ministro delle Finanze della R.S.I. Mazzolini ed il sottosegretario agli esteri Pellegrini,alla presenza dello stesso ambasciatore Rahn, firmarono l’accordo per la consegna ai tedeschi, in tre tranches, di NOVANTATRE tonnellate di ORO italiano e jugoslavo custodito presso la Banca d’Italia che i tedeschi da tempo pretendevano dall’Italia per sopperire alle spese militari in Italia.
         C’è anche da ricordare che lo stesso edificio fu oggetto di un attacco aereo degli alleati il 4 dicembre 1944 nel quale fu distrutta la torretta  e danneggiata parte della villa causando un morto e due feriti gravi fra i tedeschi che l’occupavano. Quando nel dopoguerra furono riparati i danni, la torretta non fu più ricostruita.
         Verso la fine del 1900 fu acquistata da una società immobiliare che la trasformò in un residence cedendo in cambio al comune una parte del parco e l’uso della spiaggia.
                                                                                    
                                                                                                     



mercoledì 31 maggio 2017

1945. SBARCO AMERICANI A GARGNANO









Il periodico “Parla Cecina” n.44 del luglio 2010, pubblica un interessante articolo del Dott. Giuseppe Di Giovine riguardante lo sbarco a Gargnano, il 30 aprile 1945, della Fanteria di Montagna della Quinta Armata U.S.A.
            L’autore afferma che dopo lo sfondamento del fronte appenninico nell’aprile 1945, i reparti Alleati intrapresero le operazioni per la conquista della pianura padana ed ai reggimenti della 10^ Divisione fu ordinato di procedere verso la sponda orientale del lago di Garda e la Valle dell’Adige. A questo punto entrò in scena quella che venne scherzosamente chiamata la “marina di montagna”, cioè i DUKW, autocarri anfibi da 2 tonnellate e mezzo, sei ruote motrici e scafo con elica, familiarmente chiamati “anatre”. I DUKW, erano stati fatti affluire in gran numero per il passaggio del Po, ma il principale impiego fu proprio nel Garda. Da parte dell’85° ed 86° reggimento della decina divisione, ai quali era affidato l’obbiettivo di raggiungere il trentino da entrambe le sponde settentrionali del lago e bloccare i movimenti delle ingenti forze tedesche presenti nella zona.
            Fu così che, dopo una marcia da Lazise a Malcesine, all’85° reggimento spettò il compito della conquista della sponda occidentale del Garda che venne raggiunta con l’ultima operazione anfibia della seconda guerra mondiale in Europa, realizzata mediante l’impiego dei veicoli anfibi. La cronologia della Divisione e il diario dell’85° reggimento redatto dal Capitano Woodruff descrivono l’impresa anfibia verso la sponda bresciana e fanno rivivere gli avvenimenti del 30 aprile di sessantacinque anni fa, quando una forza d’assalto dell’85° reggimento comandata, come battaglione, dal maggiore Winkner e composta dalla Compagnia K del Capitano Cooper e da un plotone di mitragliatrici pesanti della compagnia M comandato dal tenente Bogin, salpò in piena notte su dodici DUKW verso la costa occidentale e sbarcò a Gargnano. Riferisce Woodruff che alle 8,15 del 30 aprile sia la villa di Mussolini sia gli Uffici in Gargnano furono occupati senza alcuna opposizione. Nella villa vennero trovati centinaia di oggetti donati al Duce ed anche le spade donate da Hitler e da Hirohito imperatore del Giappone, un violino, uniformi e decorazioni. A turno, i soldati di montagna dormirono nel grande letto di Mussolini e nella adiacente stanza. Gli “alpini” americani trovarono la zona già occupata dai partigiani, dai quali venne l’indicazione di un altro immobile del governo fascista, a Bogliaco, prontamente raggiunto dagli uomini del secondo plotone della compagnia K comandato dal tenente Kaytys. Doveva trattarsi evidentemente del Palazzo Bettoni nel quale si riuniva il Consiglio dei Ministri, utilizzando i mobili portati da Roma..
            Nella giornata del 30 aprile, il comando dell’85° ordinò due successive operazioni anfibie e così sbarcarono dai DUKW sulla costa a nord di Gargnano dapprima la compagnia L. del tenente Seery e poi la compagnia I del capitano Bucher ed entrambe proseguirono verso nord, lungo la gardesana, attraversando i tunnels occupati dai macchinari di una fabbrica di motori per i velivoli tedeschi.
            Il primo maggio, l’operazione si concluse con una parata del I° battaglione e la consegna di alcune “stelle di bronzo” da parte del Colonnello Raymond Barlow, comandante dell’85°. Il 7 maggio, la Polizia Militare della Quinta Armata subentrò alla compagnia K nella custodia della villa e degli uffici di Gargnano.
            A Maderno, invece, gli americani giunsero via terra il giorno prima. Infatti, domenica 29 aprile 1945, alle ore 14,30, arrivò in piazza la prima Jeep americana, accolta festosamente dalla popolazione.
                        

TOSCOLANO: COM'ERA NEL 1879




         Da tempo ero alla ricerca di questo importante documento redatto dal Sindaco di TOSCOLANO (allora comune autonomo) che ora ho trovato in internet grazie all’encomiabile iniziativa dell’Associazione Storico-Archeologica Riviera del Garda di Salò. Si tratta di una relazione che il Sindaco di quel tempo, Cav. Claudio Fossati, fece al Consiglio comunale di Toscolano  il 16 febbraio 1879 nella quale sono contenuti oltre venti argomenti di carattere amministrativo ed economico di molto interesse. L’argomento che mi ha particolarmente incuriosito è quello riguardante la popolazione che, al censimento del 1872, risultava di 2710 abitanti. Particolare importante ed eccezionale è che è stata suddivisa fra le varie attività svolte. Esaminando attentamente questo elemento si rimane stupefatti perché dopo 141 anni , (e non secoli) certi mestieri sono ora quasi completamente scomparsi. Esempio: vi erano allora 51 falegnami, 64 sarti e cucitrici, 38 calzolai, 39 calderai e fabbri. Perché? Il mondo  è davvero cambiato in questi ultimi tempi.
         Prima di trascrivere i risultati del censimento del 1872 il Sindaco, per quanto riguarda la popolazione, fece presente che Toscolano (comune a sé con le frazioni i Pulciano,Cecina e Gaino)) era soggetto a due correnti continue d’immigrazione: l’una dal Tirolo e l’altra dalla riviera veronese mentre le emigrazioni erano dirette verso la città di Brescia.
         Elenco ora la popolazione di Toscolano nel 1872, suddivisa per attività di ogni cittadino, ammontante a complessivi 2710 abitanti:
Calderai e fabbri 39 – falegnami 51 – muratori 19 – sarti e cucitrici 64 – calzolai 38 – domestici 55 –carrettieri 6 – mugnai 10 – prestinai (fornai) 11 – macellai 3 – materassai 1 –filatori 4 – inservienti sanità 4 –barcaioli 5 –guardie forestali 1 – accattoni 6 –diversi 2 – contadini operai 595 – cartai 514 (217 M -294 F) - osti 9 – impiegati 5 –docenti 6 – Sacerdoti 15 –scolari 85 – contadini possidenti 123 –fabbricatori di carta 8 –possidenti 29 –negozianti 17 – attendenti a casa  (femmine)  318 – ragazzi 593 – possidenti e negozianti 65.

                                                                                                     

venerdì 26 maggio 2017

IL COMUNE DI TOSCOLANO-MADERNO



L’attuale comune, costituitosi il 14 giugno 1928, non è altro che la fusione dei due centri di Toscolano e Maderno i quali vantano entrambi origini molto antiche: il primo etrusche ed il secondo romane. Pare, infatti, che il primo insediamento sia stato proprio ad opera degli etruschi nella zona del porto di Toscolano alla quale fu dato il nome di Benàco, poi sostituito, intorno al 1°secolo d.C., da Tusculanum.
Toscolano è ricordato, in particolare, perché nel 1° secolo d.C. la nobile famiglia romana dei Nonii costruì una stupenda villa della quale, nei pressi dell'ingresso alla cartiera, si possono  ammirare ancora ruderi e pavimenti in mosaico venuti alla luce nel 1967 a seguito dei lavori di scavo per la posa della fognatura. Alcune lapidi si possono ammirare presso il Museo lapidario di Verona, altre sono state a suo tempo murate nel campanile della Chiesa di Toscolano insieme a due colonne rabberciate che si trovano all'ingresso principale della Chiesa stessa.
All’interno del parco della villa romana si trovavano due templi: uno dedicato a Giove, sulle cui rovine è sorto il Santuario della Madonna del Benaco. L’altare di questa chiesa era formato da quattro colonne (le stesse che ora si trovano all’esterno del tempio) con un capitello nel quale era posta la testa, a forma di ariete, di Giove Ammone, fatta distruggere da San Carlo Borromeo nel 1580. L’altro, invece, era dedicato a Bacco. Su quest’ultimo fu costruita una chiesa dapprima dedicata a S. Andrea, più tardi a S. Domenico ed infine la stessa fu demolita nel ‘500 per far posto all’attuale Chiesa Parrocchiale dei SS.Pietro e Paolo. Ora ospita numerosi preziosi dipinti del pittore veneziano Andrea Celesti, quasi a divenire una sua galleria personale.
Maderno è legato alla memoria del Vescovo di Brescia S. Ercolano o S. Erculiano vissuto nel VI secolo. Questi, si rifugiò in una grotta presso Campione del Garda, per penitenza o perché perseguitato. Quando morì le sue spoglie furono contese tra gli abitanti della riviera per cui, secondo la leggenda, furono poste in una barca che fu abbandonata in balìa delle onde e del vento ,
Il giorno dopo questa barchetta approdò, prodigiosamente, nel golfo di Maderno. Nel 1455 fu riconosciuto protettore di tutta la riviera.
Anche Maderno può vantare una grandiosa e antica opera d’arte. Si tratta della Chiesa romanica dedicata a S.Andrea che s’affaccia, con la sua maestosa facciata, sulla piazza centrale.
Sul luogo dove si trova ora la Parrocchiale di Maderno sorgeva, fin dal Medio Evo, un maestoso castello con quattro torri delle quali è rimasto solo l'attuale campanile. Era, a quel tempo, circondato da doppie fosse e costruito certamente a difesa delle continue minacce barbariche
Intorno alla metà del XIII secolo fu adattato a palazzo pubblico sede del Podestà, poi del Vicario (Magistrato). Quando nel 1310 Maderno divenne capoluogo della riviera bresciana vi si installarono i vari organismi amministrativi che rimasero fino al 1377, anno in cui Beatrice della Scala decise di trasferire a Salò la sede della Magistratura e del capoluogo della riviera. Per questo affronto ai madernesi fu denominata, d’allora in poi, “Regina cagna”. Maderno, spogliata dai suoi privilegi, iniziò la sua decadenza. Il Palazzo cominciò ad andare in rovina fino a quando il 25 giugno 1645 un terribile incendio lo distrusse completamente. Soltanto un secolo dopo ebbe inizio la costruzione della nuova Parrocchiale, terminata soltanto nel 1825.
Il comune presenta un esempio d’integrazione economica: in prevalenza artigianale e industriale Toscolano e quasi esclusivamente turistico invece Maderno anche se negli ultimi 4 decenni tale attività si è estesa anche a Toscolano.
Le origini industriali di Toscolano, risalgono al 1300 in località "Camerate" dove sorse la prima fabbrica di carta. Nel secolo successivo, in località "Religione", così chiamata perché tempo prima fu fondata un’Abbazia Domenicana, i frati dell’Abbazia, dopo aver trasformato le terre incolte e paludose in campi fecondi ed aver costruito un porto ed una “seriola” (canale artificiale per condurre l’acqua), diedero inizio anch'essi all'industria cartaria usufruendo appunto della forza idraulica prodotta dalla “seriola” per far funzionare le macchine delle loro cartiere. Poi, con il tempo, tale attività si estese per tutta la valle delle Cartiere ed in quella delle Camerate che si riempirono non solo di "folli", piccoli edifici per la fabbricazione della carta, ma anche d’officine, magli e ferriere.
Direttamente collegate all'industria della carta sorsero anche alcune stamperie che ebbero notevole importanza. Basti ricordare gli stampatori Gabriele di Pietro da Treviso che, intorno al 1478, lavorò a Messaga e successivamente si trasferì presso i frati domenicani alla “Religione,” e Paganino Paganini ed il figlio Alessandro che dalla loro stamperia, inizialmente al porto di Toscolano, si spostarono nella frazione di Cecina. Durante la loro permanenza a Toscolano stamparono una cinquantina di preziose edizioni.
Verso il 1700 ebbe inizio un lento ed inarrestabile declino di queste attività. Poi l'avvento dell'energia elettrica diede loro il colpo di grazia. L’ultima cartiera rimasta nella valle fu quella dei Maffizzoli i quali, per esigenze di trasporti e d’ampliamento, costruirono in località"Capra" nel 1906 il nuovo stabilimento che, in seguito a notevoli ristrutturazioni, è divenuta l’attuale Cartiera di Toscolano, che ha assunto un’importanza nazionale ed internazionale
Anche Maderno disponeva d’alcune cartiere, poste sulla riva destra del torrente, ma l'attività principale era la coltivazione degli ulivi e dei limoni. All'inizio del secolo scorso, in segui notevoli costi di manutenzione, le limonaie furono progressivamente abbandonate. Pochi ruderi sono rimasti a testimoniare l'esistenza di questa attività che un tempo occupava il primo posto nell’economia in tutta la riviera del Garda. Gli ulivi, invece, pur essendo ancora una fonte di reddito, lasciano ogni anno spazio a nuove case, ville o condomini.
Per quanto riguarda il turismo a Maderno, già conosciuto dai Gonzaga di Mantova dal 1600, epoca che costruirono a Maderno la loro villa, dobbiamo rilevare che furono i tedeschi, verso la fine del 1800 a scoprire il nostro dolce clima, tanto che, contrariamente a quanto avviene oggi, la loro stagione turistica si limitava alla stagione autunnale ed invernale.
Un altro elemento storico si è inserito dal 1943 al 1945 nella vita del nostro comune. Infatti, dall’ottobre 1943, con la costituzione della repubblica sociale avvenuta dopo la liberazione di Mussolini dal Gran Sasso ed al suo trasferimento a Gargnano, buona parte degli uffici Ministeriali e amministrativi della capitale si sono trasferiti, con il relativo personale, a Toscolano-Maderno, occupando l’edificio scolastico nel quale si è installato il Ministero dell’interno e diversi alberghi e case private. Nella villa del sig. Benoni (ora Hotel Golfo) a Maderno ebbe sede la direzione del partito fascista repubblicano con a Capo Pavolini. Il tutto si risolse nell’aprile 1945 con la fine della guerra, senza eccessivi danni.
Subito dopo l'ultimo conflitto, il turismo ebbe a Maderno un notevole sviluppo. Furono ristrutturati e costruiti nuovi alberghi. Ciononostante, in piena stagione estiva, se l'annata è favorevole, diviene quasi impossibile accogliere tutte le richieste di ospitalità, ragione per cui è divenuta una delle principale attività economiche insieme a quella dell’industria cartaria.

                          Decreto 14.-..6-.1928 riguardante la riunione dei comuni di Maderno e Toscolano
                                            in un unico comune denominato TOSCOLANO-MADERNO


venerdì 12 maggio 2017

E I BACHI DA SETA?


Fino ai primi decenni del secolo scorso nei campi oltre agli olivi ed alla vite, erano coltivatianche i gelsi che si potevano trovare anche sul suolo pubblico.
Dall’archivio com.le di Maderno risulta, infatti, che la raccolta delle foglie dei tre grandi gelsi che si trovavano in Piazza, di quelli vicino alla chiesa Parrocchiale, del “Rivellino” e del “Crocefisso” (quest’ultimi sul lungolago), era data in appalto.
E' noto che le foglie di quest’albero servono ad alimentare le larve dei bachi da seta che erano allevati da numerose famiglie contadine per incrementare le loro scarse disponibilità economiche.
Si trattava di un lavoro che richiedeva sacrificio, non solo per gli uomini ma anche per le donne, perché l’allevamento dei bachi da seta avveniva in casa, in ambienti caldi dove esisteva una stufa a legna od il focolare, nella maggior parte dei casi corrispondeva alla cucina.
Gli uomini erano impegnati continuamente alla raccolta delle foglie di gelso per stare al passo con la voracità dei bruchi. Quando poi le foglie erano bagnate, prima di darle in pasto ai bachi, dovevano essere adeguatamente asciugate per evitare che questi animali fossero attaccati da una particolare malattia, il calcino, dovuto ad un fungo parassita.
Dopo aver acquistato le uova (che erano vendute ad once) bisognava tenerle in luoghi caldi per far nascere la larva ed in seguito deporle sugli “arèi”. Appena nate dovevano essere nutrite con foglie di gelso triturate, poi quando erano un po’cresciute, con foglie intere. Mangiavano per otto giorni consecutivi e poi dormivano per 24 ore. In questo periodo, chiamato “la prima muta”, i bachi cambiavano la “camicia”, cioè si spogliavano della prima pelle, come fanno i serpenti. Dopo il risveglio della “prima muta” dovevano essere nutriti ancora per otto giorni e, al termine, andavano nella “seconda muta” e così per quattro volte consecutive. Quando i bruchi diventavano gialli e dalla loro bocca fuoriusciva il filo di seta, si dovevano  mettere “al bosco”. Si trattava dimettere sugli “arèi” dei rami o delle fascine di legna minuta per dar loro la possibilità di iniziare a costruire la “galèta”, vale a dire il bozzolo dal quale si ricavava la seta. Nel bozzolo, la larva subisce la metamorfosi in crisalide e poi in quella d’insetto perfetto (la farfalla). I bozzoli erano poi
staccati dai rami e pronti per la vendita.
Parte dei bozzoli era destinata alla produzione della seta, mentre l’altra parte serviva per la semenza. Quest’ultimi erano pesati per dividere il maschio dalla femmina (le femmine erano più leggere dei maschi). Una volta bucato il bozzolo, dallo stesso usciva il bruco trasformato in “farfalla” che si accoppiava. La femmina, rinchiusa in un sacchetto, vi deponeva le uova e si trasformava poi in “bigàcc” che era dato in pasto agli animali da cortile. L’anno successivo le uova deposte si trasformavano in bachi ed il processo ricominciava da capo.
A Maderno, nell’attuale Via Montana, esisteva un luogo chiamato ancora adesso "galetèr” dove si raccoglievano i bozzoli prodotti localmente che erano poi inviati nei centri appositi 
per ricavarne la seta, mentre in Via Aquilani dove ora si trova l’Albergo Golfo, dopo la metà dell’800, Erculiano Veronese installò un importante filatoio di “galete” con 16 fornelli e 37 dipendenti. L’attività di questo filatoio cessò verso la fine dell’800 quando lo stabile fu acquistato dal Generale Lamberti di Castelletto per adibirlo a sua residenza, dopo aver fatto notevoli modifiche ed aggiunte.
Questo è ciò che accadeva fin verso la metà del secolo scorso, gli ultimi anni in cui furono allevati i bachi da seta, Prima ancora, però, nella case erano molto diffusi i fornelli per filare le galète e produrre la prima seta grezza che, per antica tradizione, era venduta alla Fiera di S.Pietro a Toscolano il 29 giugno. In quel tempo esistevano in diversi filatoi, posti in ambienti tutt’altro che confortevoli, che assorbivano giovane manodopera femminile.

venerdì 5 maggio 2017

MANIFESTAZIONE RELIGIOSA SUL LAGO


Oltre mezzo secolo fa, e precisamente dal 6 all’11 ottobre del 1953, la città di Salò ha volutofesteggiare solennemente il quinto centenario della costruzione del suo Duomo.
Per l’organizzazione dei grandiosi festeggiamenti si costituì un Comitato d’Onorepresieduto dal Presidente del Consiglio Pella, mentre alla presidenza di quello esecutivo fu nominato il sig. Antonio Filippini.
Questa celebrazione oltre che nel Duomo, si svolse sullo specchio d’acqua prospiciente la Piazza della Vittoria. Fu quindi predisposto un apposito regolamento per la partecipazione ad un grande concorso per barconi, motoscafi, barche e chiatte che dovevano sfilare nel golfo di Salònella “notte d’incanto” dell’11 ottobre, giorno di chiusura dei festeggiamenti. Naturalmente al centro di questa manifestazione fu allestita la “nave eucaristica” o “bucintoro”, quest’ultima denominazione si riferisce alle antiche navi da parata usate a Venezia dal doge in occasione di solenni cerimonie, sulla motonave Ticino che la Navigarda cedette per l’occasione e che fu adeguatamente addobbata ed illuminata ed al centro fu allestito un grande altare. A queste grandi  cerimonie, oltre al Vescovo di Brescia Giacinto Tredici e numerose altre autorità civili e religiose,partecipò anche il Cardinale Roncalli, futuro Papa XXII,che sabato 10 ottobre prese la parola. Il Cardinale Roncalli era legato alla Riviera del Garda in quanto amico dei F.lli Ignazio e Giuseppe Maffizzoli che finanziarono la costruzione dell’oratorio di Toscolano denominato “Casa per i figli del popolo” che venne a visitare nel 1925.
In occasione della grande festa fu anche prevista una gara sportiva denominata “Circuito del Garda” che doveva svolgersi in bicicletta ed alla quale avrebbero dovuto partecipare Bartali, Coppi ed altri assi dell’epoca, se il cattivo tempo non avesse costretto a sospenderla.
Per partecipare alla grande sfilata della “notted’incanto” dell’11 ottobre, daToscolano partirono per Salò una numerosa schiera di barche pavesate e trainate da due rimorchiatori dellaCartiera Beniamino Donzelli: il “Concordia” ed il “ Lina”, anch’essi addobbati e gremitidi fedeli. Giunti a Maderno,dove i balconi delle case
prospicienti il lago erano adornati come per il passaggiodi una processione, il corteodelle barche fece il giro del golfo (vedasi foto) per poi proseguire per Salò dove si aggiunsero a quelli allestiti localmente, per
chiudere degnamente questa serata alla quale assisterono oltre ventimila persone.
Ho potuto ricostruire questo grande avvenimento religioso grazie alla disponibilità di foto dell’epoca concesse dal sig. Mario Zambiasi di Toscolano ed alle notizie di questa vicenda descritte dall’amico Mario Ebranati di Salò nell’opuscolo “Salò - fede, arte, curiosità.".


mercoledì 3 maggio 2017

MUSICISTA BERTOLAZZA BORTOLOMMEO

Bertolazza Bortolommeo di Domenico e di Apollonia Lombardi fu un personaggio
straordinario locale che merita di essere ricordato. Nacque a Toscolano il 3 marzo 1772 in una cartiera che il padre Domenico, affittuale dei Conti Fioravanti-Zuanelli, gestiva a Toscolano in località “Religione”e che il secolo successivo passò di proprietà alla famiglia Visintini. Fu battezzato il giorno successivo da Don Canetti, come risulta al n° 364 nel registro custodito presso la Parrocchia di Toscolano. Il padrino, o compare come si chiamava un tempo, fu G.D. Francesco Monselice di Bortolo da Maderno.  Purtroppo morì tragicamente nel 1820.
Fu uno strano, semplice, ma importante personaggio con forte inclinazione per la musica tanto che, in breve tempo, riuscì da autodidatta a diventare un virtuoso del mandolino.
Quando ancora era un ragazzino Bartolommeo dovette, a malincuore, seguire le orme del padre per apprendere il mestiere di cartaio. Questa attività era poco gradita perché il giovane aveva un carattere inquieto ed una forte passione per la musica, tanto da essere ammirato da tutti.
Esaltato dai successi ottenuti in campo musicale, a diciotto anni decise di abbandonare il paese e la propria famiglia e, in compagnia dei suoi amici Bazzani e Lena, suonatori di chitarra e Pietro Ferrari cantore di arie buffe, decise di percorrere l’Italia del nord ed in particolare il Piemonte ed il Trentino tenendo concerti nelle piazze, nelle osterie e nei teatri. Il successo fu immediato, applausi e denaro permettevano a questo gruppetto di condurre una vita spensierata. Poi si trasferirono a Marsiglia e Tolone riscuotendo consensi ed applausi sia sulle piazze sia nei teatri vivendo delle sole offerte del pubblico fino allo scoppio della rivoluzione del 1797, che li costrinse al rimpatrio.
Il Bertolazza rimase a Toscolano per poco tempo per poi trasferirsi nel Tirolo dove prese in moglie Margherita Leonardi. Nel 1796 ebbe un figlio, Giacomo Giuseppe anch’esso divenuto amante della musica. Dopo aver visitato le principali città austriache giunse a Vienna. Qui conobbe il celebre pianista Colò di Riva il quale, dopo aver scoperto il suo gran talento musicale, gli insegnò lettere e musica.
La Corte di Vienna e le personalità d’alto rango facevano a gara nell’offrirgli lavoro e protezione, ricompensandolo di denaro ed onorificenze per la tecnica, l’eleganza e la melodia delle composizioni che aveva il dono di natura d’improvvisare con molta facilità.
Da Vienna riprese la sua vita vagabonda e si trasferì a Dresda. Anche qui fu accolto con grandi onori: la sera del 10 settembre 1803 presso la Corte si esibì in un spettacolare concerto che entusiasmò a tal punto il pubblico che in suo onore fece stampare, in seta, due sonetti in italiano con la riproduzione del suo ritratto che lo storico locale Donato Fossati, nel libro “Benacum . Storia di Toscolano”, stampato nel 1941, dichiarò di possedere. Nel 1804, a Berlino, suonò accompagnat con la chitarra del figlio Giacomo di 8 anni, le variazioni tratte da un tema dell’opera “La bella molinara” di Giovanni Paisiello.
Dopo aver trascorso circa dieci anni in Germania si trasferì prima in Olanda e poi in Gran Bretagna. Anche a Londra fu chiamato dalla Corte per le sue capacità musicali. Riceveva un compenso di due ghinee al giorno ed inoltre la Corte gli permetteva di dare applauditi concerti dai quali trasse benefici economici.
Nel 1820 decise, infine, di trasferirsi con la moglie ed il figlio in Brasile, secondo la stampa di quel tempo sembra per raggiungere una vecchia fiamma coronata conosciuta a Dresda. Ma il destino volle che la nave che li trasportava naufragasse con tutti i suoi passeggeri.
Lasciò numerose composizioni non solo riguardanti lo strumento preferito, il mandolino, ma anche la chitarra, il violino ed il pianoforte. Qui sotto viene riprodotto uno stralcio del registro dei BATTESIMI. della Parrocchia di Toscolano dove risulta indicato come Bortolommeo Bertolazza.




mercoledì 26 aprile 2017

STORIA DELLA PIAZZA DI MADERNO



All’inizio del secolo scorso la piazza era veramente un punto d’incontro della gente, in particolar modo nelle giornate festive .Un tempo tranquilla e senza gran movimento, lambita da una caratteristica spiaggetta dove erano tirate a secco le imbarcazioni, nel giro di pochi anni ha assistito a grandi trasformazioni che hanno stravolto per sempre la sua funzione. Le due statue esistenti sono la colonna di S.Marco, posta davanti all’ex sede municipale di Maderno nel 1610 a ricordo della dominazione veneta, e quella dedicata a S.Ercolano, innalzata nel 1836 davanti alla chiesa romanica e, nel 1954, spostata nella posizione attuale per facilitare la circolazione. La prima grande trasformazione fu la costruzione, nel 1900, della strada provinciale a lago che nella prima parte sostituì Via Aquilani. Nel 1901 ebbe inizio il passaggio del tram che giungeva fino a Toscolano e dei primi autoveicoli.
Nel 1909, per onorare la memoria dello statista Giuseppe Zanardelli, deceduto nella sua
residenza di Maderno nel 1903, fu costruito, di fronte all’Albergo S.Marco, un giardinetto sopraelevato sul quale fu posta la statua chiamata semplicemente “Bell’Italia”, del noto scultore Bistolfi. Furono anche messe a dimora diverse piante di palme, delle quali una sola è rimasta a testimoniare l’esistenza di questo giardinetto che era divenuto un luogo d’incontro e di svago dei ragazzi. Durante la I^ guerra mondiale, la piazza fu anche un centro di smistamento delle vettovaglie dei militari in servizio sul lago.
Nel 1939, in occasione della sistemazione della piazza, per ragioni di viabilità, il giardinetto fu abolito ed il monumento leggermente spostato così da svolgere le funzioni di spartitraffico. Nello stesso anno anche la strada che collegava direttamente la statale con Via Garibaldi fu abolita. Al centro della piazza, di fronte alla chiesa romanica, in quel periodo era installato un piccolo chiosco di legno, unico punto presso il quale era possibile degustare un buon gelato prodotto dall’artigiano De Allegri.
Soprattutto dopo la fine dell’ultima guerra, la circolazione dei mezzi agricoli, trainati da animali e usati anche per l’innaffiamento stradale, come il carro condotto da Angelo Zuanelli, caratteristico e simpatico personaggio di quell’epoca, è stata completamente sopraffatta da quella degli automezzi, snaturando la piazza come punto d’incontro. Parallelamente le abitudini della gente sono molto cambiate con gli anni. Eravamo allora nell’epoca in cui le lavatrici erano ancora un sogno: per questo le casalinghe, molte delle quali erano ancora sprovviste d’acqua corrente nelle loro abitazioni, erano costrette a recarsi al lago per il bucato. Il punto più comodo era senza dubbio al centro della Piazza di fronte alla colonna di San Marco, dove vi erano delle comode scale in pietra che scendevano al lago e che furono eliminate nel 1964 per far posto alla nuova passeggiata. In queste scalette le lavandaie si contendevano il posto per svolgere il loro lavoro.
In conseguenza dell’aumento del livello del lago, avvenuto nel 1961, la piazza venne quasi completamente allagata. Per evitare il ripetersi di quest’inconveniente si è provveduto ad innalzare il livello stradale quindi i cinque gradini posti sul basamento della colonna jonica, sono rimasti tre perché gli altri sono stati completamente interrati.
A poche decine di metri dalla Piazza, salendo per Via Garibaldi, troviamo, a destra, la caratteristica “cortesèla” (così chiamata localmente) o piazzetta veneta, come viene definita, in quanto il fabbricato centrale che la domina ha aspetti veneziani.
            Si può concludere rilevando che nel secolo scorso la piazza di Maderno ha subìto cambiamenti tali nella sua struttura, da modificarne il volto e la funzione. Per ragioni politiche, inoltre, varie volte il suo nome è stato cambiato. All’inizio del ‘900 era dedicata a Giuseppe Mazzini, poi a San Marco. Poi si è passati da Vittorio Emanuele II ad Ettore Muti nel 1944 ed infine da Antonio Gramsci si è ritornati a San Marco, a ricordo della dominazione veneta.



martedì 25 aprile 2017

STORIA EX VILLA BIANCHI






I nostri padri o nonni chiamavano semplicemente “Villa Bianchi”, lo stabile adibito attualmente ad albergo in Piazza di Maderno in quanto il Cav. Bianchi G. Battista ne era il proprietario, così come lo era  del “Serraglio” e relativa palazzina, per oltre mezzo secolo.
            Ma quest’edificio, già appartenente nel 18° secolo circa alla facoltosa famiglia dei Conti Bettoni di Bogliaco, insieme a numerose altre proprietà sparse per tutta la Riviera fino a Limone, non fu solo una casa di abitazione privata, ma fu adibita a vari usi industriali.  Si presume che la famiglia Bettoni, nota per essere dedita alla esclusiva attività della coltivazione dei limoni, l’abbia anche usato per  scopi inerenti questa attività.
            Da un documento datato 1849 dell’archivio del comune di Maderno risulta che in quell’anno in questo stabile vi era installata, probabilmente esistente già da diverso tempo, una piccola cartiera appartenente a Franco Veronese, appartenente ad una nota famiglia di Maderno risultante proprietaria, già dal 1811, di un’altra cartiera nella valle in località Maina di sotto, dove è sorto recentemente il Museo della carta. In questa piccola cartiera esistente in Via dell’Arco, ora Via Aquilani, venivano in quell’epoca impiegati ventinove operai e la produzione si riferiva a carta fine di gran qualità. Dallo stesso documento risulta che in questo stabile funzionasse anche un filatoio di “galete”(bozzoli dei bachi da seta) con 16 fornelli e 37 dipendenti, di Erculiano Veronese il quale gestiva, probabilmente nello stesso edificio, anche un torchio da olive.
            Appartenente alla famiglia Veronese e non Veronesi, come indicato erroneamente in diversi volumi, è noto un Giovanni Francesco per aver pubblicato nel 1774 un interessante volume di matematica.
            Le suddette attività commerciali svolte in quest’edificio cessarono definitivamente nell’ultimo decennio dell’Ottocento, quando nel 1894 passò di proprietà ad un certo Generale Lamberti di Castelletto del Piemonte (sposato con una Bettoni), il quale lo trasformò in abitazione privata. Per questo scopo il Lamberti provvide a lavori di ristrutturazione della facciata verso il lago, alla costruzione della torretta principale e a qualche aggiunta stile “liberty. In quel tempo non esisteva ancora la strada statale, che fu costruita qualche anno dopo, e quindi il giardino della villa confinava con il lago.
            Nel 1897 il Solitro, nel suo volume “Il Garda”, cita  a Maderno la Villa Bianchi per cui si presume che il Cav.G.B.Bianchi, il nuovo inquilino di questo edificio, l’abbia acquistata nell’ultimo decennio dell’800 unitamente al sovrastante “Serraglio”, alla vecchia palazzina ed all’albergo, stile altoatesino, da poco costruito dall’austriaco Rodolf Lignet . Tra il 1906 ed il 1911 il Bianchi fece demolire l’albergo che era ubicato dove attualmente si trova il complesso residenziale. Il Bianchi, figlio di Rocco, proprietario di una cartiera nella valle, fu anche Sindaco del Comune di Maderno per diversi anni. Quando nel 1921 Gabriele D’Annunzio venne sul Garda per scegliersi una residenza, reduce dall’impresa di Fiume, il Bianchi gli offerse la villa del Serraglio, ma il poeta vi rinunciò preferendo la villa Cargnacco di Gardone, divenuta successivamente il Vittoriale degli Italiani. Faceva parte della villa Bianchi anche il fabbricato prospiciente l’ingresso da Via Aquilani, successivamente ceduto, modificato, e trasformato nell’albergo Diana, nel quale viveva la famiglia Battaini che custodiva la villa, nonché la darsena costruita negli anni venti dal Bianchi per custodire il suo motoscafo (unico natante con motore esistente allora nel golfo) che, prima, teneva ormeggiato di fronte alla sua villa. La darsena fu trasformata, negli anni cinquanta, in un ristorante ora denominato “Muretto”.
            Ritornando alla villa Bianchi, questa fu ristrutturata dal sig. Bianchi e, nell’anno 1925, fece anche completare la facciata a lago ed ai lati con significative decorazioni a “graffito” (particolare tecnica d’incisione eseguita con una punta su una superficie dura, mettendo allo scoperto un sottostante strato di colore diverso) lavoro che fu eseguito da mio padre Giovanni.
Intorno agli anni quaranta il palazzo fu ceduto dal Bianchi ad una società immobiliare con a capo G. Battista Benoni, il quale fece eseguire numerosi lavori interni d’abbellimento. Fu verso la fine del 1940 che, per una disposizione governativa, conseguente alle necessità della guerra allora in corso, fu tolta l’artistica cancellata di ferro che cingeva il parco a lago lasciando solo l’attuale muretto. Nel 1942 il Benoni chiamò il noto pittore salodiano Angelo Landi (1879-1944) a decorare con preziosi affreschi, tuttora esistenti, le pareti dello scalone che porta al primo piano nonché il soffitto della veranda, ora rovinato dalle infiltrazioni d’acqua, e di una saletta accanto. Gli affreschi dello scalone riproducono la “Leggenda di Engardina”, la mitica regina dei nani che, rapita dal dio delle acque, Nettuno, celato sotto le spoglie di un camoscio, con lui s’immerge nelle acque del Benaco donandovi il colore e lo splendore dei suoi lunghi capelli azzurri. Pochi mesi dopo che questi dipinti furono ultimati, e precisamente nell’ottobre 1943, quando Mussolini liberato dalla prigionia al Gran Sasso costituì la Repubblica Sociale Italiana, viene scelta la Riviera del Garda quale sede di questo nuovo governo ed a Maderno (anche se la Repubblica è ora comunemente chiamata di Salò) fissano la loro sede i principali uffici Ministeriali. Il Ministero dell’Interno, uno dei più importanti di ogni governo, s’installa nell’edificio scolastico mentre la Sede del Partito Fascista Repubblicano ed il Comando delle Brigate Nere è sistemata nella villa Benoni (ora albergo Golfo). La direzione di quest’importante ufficio politico è assunta da Alessandro Pavolini, ex Federale di Firenze, il quale fissa la sua abitazione presso la Villa Cavallero posta sul Lungolago di Maderno, mentre il suo Ufficio era  presso la sede del Partito Fascista. Intorno a questo palazzo fu posto un servizio di sorveglianza continua composto da Agenti di Polizia alternati da gruppi di giovani fascisti appartenenti al gruppo chiamato “Bir el Gobi”, armati di mitra.
Verso la fine dell’aprile 1945, quando l’Italia settentrionale è raggiunta dalle forze alleate, gli uffici sono frettolosamente abbandonati ed inizia una fuga generale. Ricordo che, prima di partire, sul terrazzo superiore della villa Benoni, i fascisti appiccarono fuoco a numerosi documenti. Pavolini, anch’esso fuggito con le alte autorità della Repubblica Sociale, fu poi catturato e ucciso dai partigiani a Dongo il 28 aprile e la sua salma, successivamente, fu esposta in Piazzale Loreto accanto a quella di Mussolini ed altri gerarchi.
Dopo alcuni anni dal termine della guerra il Benoni cedette il palazzo alla famiglia Piva, già proprietaria dell’Albergo Maderno, la quale, dopo opportune modifiche, lo trasformò in Albergo. In un primo tempo fu chiamato Albergo Palace, mentre dal 1965 prese definitivamente il nome di Albergo Golfo.


                                                Uno degli affreschi del pittore Landi