sabato 3 ottobre 2015

SCOPERTE ARCHEOLOGICHE IN VALLE DELLE CARTIERE




            Nella Valle delle Cartiere, circa sei secoli fa, oltre a numerose fucine per la lavorazione del  ferro già esistenti,chiamate allora “ferrarezze”, sorsero le prime cartiere che, nel corso dei secoli successivi, aumentarono  fino a raggiungere nel Seicento il numero complessivo di 160, occupando così ogni piccolo angolo della valle. Il motivo fu uno solo: lo sfruttamento dell’energia idraulica del torrente Toscolano.
            Quando, invece, verso la fine dell’Ottocento fu disponibile l’energia elettrica, gli opifici incominciarono a diminuire e agli inizi del Novecento, quando quasi tutte le cartiere esistenti nella valle erano divenute di proprietà Maffizzoli, questi ritennero economicamente più conveniente per i rifornimenti di materia prima e per lo smercio del prodotto finito, di trasferire la loro attività a Toscolano in località “Capra” costruendo un grande stabilimento. L’energia elettrica per il funzionamento dello stesso era prodotta dalle officine elettriche delle Camerate e delle Garde.
            Fino al 1874, data di costruzione delle gallerie e della strada di accesso, gli opifici della valle si potevano raggiungere attraverso tortuosi sentieri che scendevano da Gaino. Le centinaia di persone, uomini e donne, che lavoravano nelle fabbriche, per abbreviare il percorso, erano costretti a percorrere il pericoloso “sentiero delle assi” posto fra la seriola ed il letto del fiume. Il sentiero prese questo nome perché, per raggiungere le varie cartiere poste alcune sulla riva destra ed altre su quella sinistra del torrente, furono poste delle assi di legno che avevano la funzione di piccoli ponticelli.
            Fino al 1928, epoca in cui i comuni di Maderno e Toscolano si unirono in un solo comune, il torrente faceva da confine fra gli stessi fino oltre Maina superiore. Da qui il confine abbandonava il torrente e saliva direttamente verso il monte Pizzocolo.
            Dopo l’abbandono della valle da parte dei Maffizzoli, la stessa è caduta in un grave stato di degrado e la vegetazione ha completato l’opera, ragione per cui – da qualche anno – un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova, diretti dal Prof. Brogiolo verso la fine dell’estate si sono ritrovati nella valle per riportare alla luce i resti di una antica cartiera in località “Gatto”, che si trova presso il ponte in pietra che si collegava con Luseti crollato nel 1939.
            Terminato questo lavoro gli stessi ricercatori si sono spostati nel 2006 sulla strada fra Maina superiore e Vago per scavare sui resti di una piccola cartiera risalente al Cinquecento.
            I lavori di scavo hanno dato esiti clamorosi. Dopo aver asportato la numerosa vegetazione  e la terra che copriva i resti di questo opificio, sono venuti alla luce alcuni piccoli locali. In uno di questi sono state trovate, da una parte, n.6 vasche rettangolari scavate in un unico blocco di pietra e, dall’altra di fronte a queste un altro masso intero di pietra con diversi fori tutti delle stesse dimensioni nei quali venivano installati dei pestelli di legno o “folletti” che, azionati dall’energia idraulica di un canale che scorreva di fronte al piccolo stabile, battevano violentemente, come martelli, gli stracci posti nelle vasche di fronte riducendoli ad una poltiglia. Questa, dopo essere stata pressata ed asciugata, veniva trasformata in fogli di carta. In un locale attiguo è stato rinvenuto un piccolo forno costruito in pietra e mattoni che doveva servire a far bollir la colla necessaria per impermeabilizzare la carta onde evitare che l’inchiostro non si trasferisse nel retro del foglio. In questi locali sono stati rinvenuti anche numerosi attrezzi dell’epoca, che saranno collocati nel Museo della Carta.
            Tali importanti reperti sono stati recintati e, in seguito, si dovrà pensare ad eseguire le opere necessarie di conservazione degli stessi in modo che diventino un patrimonio culturale permanente a disposizione del pubblico.


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