domenica 24 marzo 2013

LE CONTRADE DI MADERNO NEI SECOLI SCORSI



         Con il trascorrere dei tempi tutto si evolve e si modifica. Mi riferisco, in questo caso, al cambiamento radicale del nome delle strade del nostro paese che un tempo, non molto lontano, erano inserite in contrade la cui loro denominazione è attualmente scomparsa. Il loro nome lo ritroviamo in vecchi documenti, come mappe catastali o certificati di nascita di quel tempo.
            Cerchiamo ora di vedere come si chiamavano queste contrade poiché le stesse, che fanno parte della nostra storia locale, hanno mantenuto il loro nome originale fino ai primi anni del Novecento ed i nostri nonni e genitori senz’altro li avranno conosciuti. In un’altra occasione vedremo, invece, il nome delle vie che sono state quasi tutte cambiate.

Contrada RIVELLINO

Attuali vie Lungolago , F.lli Bianchi e altre vie

Comprende la lingua di terra che si stende ad est della chiesa  di Sant’Andrea, la nuova parrocchiale sorta nel 1775 e inaugurata nel 1825, sulle rovine del castello risalente al Medioevo che fu costruito  anticamente quale baluardo contro le minacce barbariche. Il castello, intorno alla metà del secolo XIII, fu trasformato in palazzo pubblico, sede del podestà e poi del vicario. Col tempo andò in rovina e nel 1645 un incendio lo distrusse completamente. Anticamente in questa zona si trovava il Brolo del vescovo che lo stesso prelato doveva tenere a disposizione dell’esercito Imperiale, in cambio d’esenzioni e privilegi. Nel 1289 esisteva una via detta del Cedrario. Il nome Rivellino ricorda che in questa zona vi erano anticamente opere di difesa del castello stesso.

Contrada del PALAZZO (Palàs Gonsàga)

Attuale parte di Via Benamati e via GaribaldiComprende le  attuali vie Benamati (fino al crocevia) e  Garibaldi, anticamente chiamate dei Broli inferiori e  Broli superiori. Prese questo nome agli inizi del Seicento quando  i Gonzaga, duchi di Mantova, costruirono  una lussuosa villa, ora in parte distrutta,che, successivamente fu collegata a quella del Serraglio tramite un androne sotterraneo.

Contrada PARADISO
Attuale proseguimento Via Benamati dal crocevia e Via S.Bartolomeo
. I campi coltivati che si trovavano fra l’attuale via Moretto (già Capra) e Via San Bartolomeo, facevano parte della contrada del Paradiso. Le proprietà dei Gonzaga si estesero anche all’attuale palazzo Bulgheroni, che fu antica sede del convento dei Padri Serviti, insieme all’ex villa Caprera con relativa chiesetta sorta nel 1467. Nel 1652 il conventino fu soppresso ed i beni acquistati dai Gonzaga. Estinta nel Settecento la famiglia Gonzaga, le proprietà passarono alla casa regnante.


Contrada CASTELLO (Castèl)
L’attuale via Sant’Ambrogio, già antica strada maestra per Sanico (Sanìc), conduce nella località in cui anticamente esisteva il Castello di Malpaga, poco sotto la chiesetta di San Martino (San Martì). Fu così chiamato perché in esso venivano rinchiusi i debitori morosi. La prima stradella che s’incontra a sinistra salendo da Maderno è chiamata Ceriolo (Seriol) ed un ramo della stessa porta in località Calcine (Calsìne), l’altro alla contrada dell’Acqua Santa.(Aque Sànte). L’attribuzione di questo nome è giustificato dal fatto che le processioni ed i funerali che si recavano alla chiesetta di San Martino passavano attraverso questa via, ora divenuta un sentiero. La successiva strada che si stacca a destra è chiamata Maìna (Maìna de sùra) e porta nella Valle delle cartiere.


Contrada GARBERIA E MULINI (Garberìa e Mulì)

Attuale Via Bellini (ex Mulini) e Via promontorio

Dove ora sorge un oleificio esistette per diverso tempo una conceria di pellami che lasciò a questa località il nome di Garberia, derivante dal nome di origine tedesca Gerberei, che significa laboratorio per la concia delle pelli, nella quale si usavano cortecce e foglie di vari alberi come la roverella e lo scotano, ricche di tannino, particolarmente diffusi sulle nostre colline. Anche due mulini si trovavano in questa zona, il primo, di proprietà del comune di Maderno, era collocato dove si trova ora la Cartiera di Maderno e l’altro vicino all’attuale frantoio delle olive. Questi complessi sono sorti per sfruttare l’energia idraulica della seriola, ora interrata

Contrada BORGO (Bòrg)
Attuale Via Cavour

Nel Medioevo la contrada si riferiva ai terreni che si trovavano all’esterno del portone che chiudeva l’accesso all’abitato di Maderno. Attualmente con Borgo si identifica l’abitato di Maderno compreso tra le contrade del Fosso (Fòs) a ovest e dei Tre Santi (Tré sanc’)a est.. E’ attraversata dal fossato di Bombai (Fòs dei Bombài), ora intubato.

Contrada  del FOSSO (Fòs)
Attuale parte alta di Via Benamati

Vasum Tornigle era chiamato in un documento del 1279 il fossato che scorre a lato dell’oratorio, ora intubato, e che ha dato il nome alla contrada. Questa è compresa nella più estesa contrada del Borgo (Bòrg), della quale rappresenta il limite occidentale. L’acqua del fossato era utilizzata in passato per irrigare le limonaie che si trovano sulle pendici della costa collinare alle spalle dell’abitato. Di questa contrada fa parte anche la medievale contrada del Pozzo (Pòs) così detta dalla presenza di un pozzo al quale attingeva la popolazione per il rifornimento d’acqua.

Contrada del POZZO (Pos)
Attuale inizio di Via Cavour che incrocia Via Vitali e Via  Beltrami
Dopo quella del Fosso troviamo quella del Pozzo (Pos). Fu così chiamata per la presenza di un pozzo al quale attingeva acqua la popolazione della zona.

Contrada della QUADRELLATA (Quadrelàa)
Attuale Via Cavour, Via Mazzini e Via Sacerdoti

La contrada, che fa parte della più ampia contrada del Borgo (Bòrg), nel Settecento trae il nome dalla fitta parcellizzazione a piccoli quadri dei terreni limitrofi all’abitato, destinati ad orti. La contrada del Portone del Borgo, oggi estinta, comprendeva le case prossime al portone a saracinesca, di cui si vedono ancora le guide scolpite nelle pietre d’angolo di questa casa medievale. Verso monte si incontra la contrada del Ghetto (Ghét), nome che fa riferimento alla presenza di un labirinto di vicoli angusti, non alla presenza di ebrei, qui non documentata e che fu comunque scarsa.

Contrada FONTANE e TRE SANTI
Attuale proseguimento di Via Cavour, Via Carlo Setti e Via Fontane

Comprende la località Fontane (Fùntane) punto più alto del paese in cui esisteva una fontana pubblica alimentata dal fossato di Bombai (Fòs dei Bombai) che in tempi più recenti è stata sostituita dagli attuali lavatoi e la località Tre Santi (Tre Sanc) che si estende fino al confine con Toscolano. Esiste qui una nicchia nella quale si trovano: al centro la statua della Madonna ed ai lati quelle di San Francesco d’Assisi e San Giovanni Nepomuceno. Quest’ultimo fu fatto annegare nel 1393 nel fiume della Moldavia (Boemia) per non aver rivelato all’Imperatore Venceslao i peccati della moglie.

Contrada MACLINO  (Maclì)  - alt. m 201

In epoca romana si chiamava, unitamente a Vigole, Vicus Macrinus in memoria del Console Marco Nonio Macrino. Poco al di sotto della chiesa dedicata ai Santi Faustino e Giovita, si stacca un tortuoso antichissimo sentiero detto Procho che significa rovinato o del Proch, come risulta dall’inventario delle strade del comune di Maderno del 1849, che  raggiunge la statale sottostante. Fino a qualche secolo fa la strada esterna del paese era denominata Bombarda, mentre quella che parte dal bivio per Vigole prendeva il nome di Balbina. Un’altra stradella, ora scomparsa, che partiva poco più in alto della chiesa e raggiungeva la via Balbina era invece chiamata Balbina combattuta

Contrada VIGOLE (Vìgle) – alt. m 285

In epoca romana (secolo II d.C) era chiamata Vicus che unito a Macrinus formavano il Vicus Macrinus, per ricordare il Console Marco Nonio Macrinus, marito di Nonia Arria, proprietaria della villa romana di Toscolano. Il 13 settembre 1962 fu inaugurata dal Vescovo di Brescia Mons. .Giacinto Tredici la nuova chiesetta dedicata alla Madonna del Rosario, posta sul colle che domina la valle di Vigole, eretta dalla famiglia Saletti in memoria di Federico Mensi che abitò per parecchio tempo in località Rosei e donata alla Parrocchia di Montemaderno. Nell’interno un dipinto raffigura la Madonna del Rosario, copia della Madonna del Lorenzetti, che è divenuta così la protettrice della frazione e viene festeggiata la seconda domenica d’ottobre.

Anticamente chiamato SENICO - SANICO (Sanìch) – Alt. m 339

Potrebbe derivare da un nome di persona come Senus o Sennus, o da Sommus Vicus, villaggio posto molto in alto. Da qui diparte, verso nord, la strada consorziale che porta prima a Sant’Urbano (Sant Ürbà) e dopo alla cima del Monte Pizzocolo (Pisòcol),  mentre invece quella diretta verso sud-est conduce a S.Martino (San Martì) dove attorno alla chiesetta dedicata al santo di Tours, si trova il cimitero di Montemaderno. Fino verso la fine dell’Ottocento in questo cimitero trovarono sepoltura anche i defunti di Maderno. Secondo un’antica leggenda, prima che si aprisse il varco delle Garde, le acque del torrente Toscolano formavano in questa valle un laghetto che lambiva un romitorio, successivamente trasformato in chiesetta ma lasciando inalterata la torre circolare di origine romana, probabilmente costruita a protezione del paese di Sanico.

Contrada BEZZUGLIO (Besöi) – Alt.m 225
Antica frazione di Maderno che si può raggiungere sia da Bornico che da Maclino attraverso il sentiero della Sacca. E’ posta al confine con il comune di Gardone Riviera e si trova ai piedi del monte Lavino. Nel 1623 un devoto donava il terreno per costruire la chiesetta che è stata dedicata a San Carlo e nella quale furono poste le reliquie di san Carlo Borromeo e di San Prospero. In questa piccola frazione sono rimaste ancora le tracce della coltivazione dei limoni particolarmente curata in questa zona protetta dai venti.


                                                                                                              Andrea De Rossi

martedì 19 marzo 2013

INAUGURAZIONE SORGENTE "ACQUA SALATA" 1903


Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – Foto n.530


             La cartolina, datata 20 settembre 1903, ricorda l’inaugurazione della nuova sorgente chiamata “acqua salata” che si trova in un dirupo sulla strada che conduce al Ponte delle Camerate, ai piedi del monte Pizzocolo.
             La realizzazione di questa importante opera pubblica è da attribuirsi al comune di Toscolano. Lo conferma il fatto che sotto le immagini è stato posto il suo stemma.
             In questi piccoli scatti sono indicate alcune fasi dei lavori. Iniziando da sinistra, si vedono gli artefici di quest’opera, poi il ponte di sostegno del condotto dell’acqua che attraversa una pericolosa forra sotto la quale scorre il torrente ed, infine, il punto esatto dal quale sgorga la nuova sorgente,
             E’ probabile che a tale sorgente sia stato attribuito il nome di “acqua salata” perché per poter portare a termine quest’iniziativa si sono dovute affrontare notevoli e pericolose acrobazie in bilico su una pericolosa forra.
                                                                                               Andrea De Rossi

LA FRANA DEL "SERRAGLIO" DEL 26.3.1985

Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – foto n.484

 Nel marzo 1985 si stava costruendo la base per la costruzione dell’attuale complesso residenziale nel “Serraglio”, senza, contemporaneamente, creare un adeguato muro di sostegno. Forse per questo motivo il giorno 26 marzo, verso le ore 18, - come si vede dalla foto – una fetta della collina sovrastante si staccò improvvisamente.

Fortunatamente non furono investite le case sottostanti come l’Albergo Bel Soggiorno, la casa Cobelli e la casa “Speranza”. Ma per prudenza e sicurezza il Sindaco fu costretto ad emettere un’ordinanza con la quale si invitava gli abitanti delle suddette case ad evacuarle.

Poi la stessa ditta fu costretta subito ad iniziare i lavori di contenimento del terreno che si protrassero per diversi mesi, al termine dei quali l’ordinanza fu abolita. In sostanza poi nessuno abbandonò la propria casa e, sotto la loro responsabilità, vi rimasero.
                                                                                                         Andrea De Rossi
                                           
                                                  


LA COLONNA DI SAN MARCO IN PIAZZA MADERNO


Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – foto n.124

            La cartolina risale al 1909, lo stesso anno in cui fu inaugurato il monumento a Giuseppe Zanardelli. Fu scritta da un cliente inglese dell’Hotel Bristol, da poco aperto (divenuto poi Istituto Cremonese) e diretta a Londra.
            La colonna fu innalzata dai madernesi nel 1610 in onore della repubblica veneta che in quel tempo dominava la nostra zona. In cima fu posto il suo l’emblema : un leone alato in pietra con il Vangelo.
            Intorno a questo monumento si vedono alcune persone in attesa dell’arrivo del tram. Un uomo ha numerosi bagagli appoggiati in terra. A destra si vede il monumento a Zanardelli, inaugurato il 18 aprile 1909.
            Nel 1797, dopo la caduta della repubblica veneta, un gruppo di rivoluzionari, ubbidendo ad un proclama del Governo Municipale di Salò che stabiliva l’abbattimento dell’emblema di Venezia, si arrampicò sulla colonna e tolse il leone in pietra che fu poi, trasportato al largo del golfo e gettato nel lago. Anche se il simbolo era di pietra, per dare maggiore importanza al gesto, gli attaccarono una corda al collo ed a questa una grosso sasso e lo calarono nel profondo del lago.
            Il simbolo di Venezia sopravvisse nella coscienza popolare tanto che, dopo un secolo, si sentì la necessità di rimettere sulla colonna un nuovo leone.
            Fu in occasione della visita all’amico Giuseppe Zanardelli che lo scultore Ettore Ximenes di Roma manifestò l’intenzione di offrire ai cittadini di Maderno un nuovo leone da porre sulla colonna. Dopo molte peripezie, che sarebbe troppo lungo descrivere, il 1° settembre 1902 giunse da Roma la cassa contenente il nuovo leone. Deludente fu il momento in cui si scoprì che l’animale era di bronzo e di modeste dimensioni e soprattutto era privo del Vangelo. Ma per un riguardo nei confronti di G.Zanardelli, in quel momento Presidente del Consiglio, fu deciso di porlo ugualmente sulla colonna nel dicembre 1902.
            Per le sue dimensioni e l’aspetto, che non ha niente a che vedere con il feroce e superbo animale, i madernesi gli appiopparono il nomignolo di “ El Gat”  (il gatto).

                                                                                                      Andrea De Rossi

TRASPORTI SUL LAGO E CON CARRI


Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – Foto n.107

La foto riprende due particolari mezzi di trasporto della nostra zona negli anni trenta del Novecento. I barconi da trasporto, carichi di merce d’ogni genere, ormeggiavano nel golfo di Maderno. Ad attenderli c’erano carri, trainati da buoi, sui quali –a mano – si caricava la merce per portarla poi a destinazione.
                                                                                                      Andrea De Rossi

lunedì 18 marzo 2013

LA PIAZZA CON LA STRADA NON ANCORA ASFALTATA


Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – Foto n.100

La cartolina, come si vede, porta la data del 7.4.1907, ma l’immagine risale a qualche anno prima.
In primo piano, a destra, si nota la strada con le rotaie del tram che non è ancora asfaltata e quindi, dopo uno scroscio di pioggia, si presenta come una strada di campagna.
A destra dell’ingresso al Municipio di Maderno si nota il “Caffè Ristorante Centrale”, mentre quello che ora porta lo stesso nome, allora si chiamava “Caffè Ristorante Maderno”.
All’ingresso del cortile della Canonica esiste ancora il muro il quale fu demolito nel 1905.
Davanti al Municipio si nota una guardia in divisa, mentre un gruppetto di uomini stanno chiaccherando sotto la colonna di S.Marco. Un carro agricolo sosta davanti all’ingresso della casa Belloni. Forestieri non se ne vedono in giro, però la cartolina fu spedita, senza dubbio, da uno straniero.
                                                                 Andrea De Rossi

IL MERCATO IN PIAZZA MADERNO





Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – Foto n.90



        La cartolina riprodotta, databile ai primi anni del ‘900, ci mostra il mercato che si teneva ogni martedì nella piazza di Maderno che consisteva in pochi carri che servivano anche da banchi.
       A sinistra si vede la sede del Municipio di Maderno, allora comune autonomo. All’ultimo piano,
destra, la finestrella è protetta da una consistente inferriata. Questo era un locale dove si custodivano le
persone fermate, una specie di camera di sicurezza..

                                                                                              Andrea De Rossi

LA PIAZZA DI MADERNO ALLA FINE DELL'800



Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – Foto n.84


           La foto ci mostra com’era la piazza di Maderno alla fine Ottocento.
        Naturalmente era tutta in terra battuta, e fra il lago e la piazza, esisteva la spiaggia protetta da un modesto muretto costruito per proteggere le basi dei due monumenti esistenti.
         Vi erano alcuni alberi di gelso. La raccolta delle foglie per l’alimentazione dei bachi da seta veniva concessa dal comune ogni anno al miglior offerente.
         Sotto uno di questi alberi, a destra, si nota un venditore di angurie con il suo tavolinetto.
         La colonna di S.Marco è ancora priva del leone di S.Marco che fu gettato nel lago nel 1797 da parte dei Giacobini filo francesi.

                                                                                                 Andrea De Rossi

L'ANTICA PIAZZA DI MADERNO


Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – Foto n.82

La foto della cartolina, pur essendo datata 1902, si riferisce a qualche anno prima in quanto solo nel 1900 fu costruita la nuova strada che attraversa la piazza di Maderno, mentre il leone sulla colonna di S.Marco fu posto nel dicembre 1902
Il muretto che si nota vicino alla spiaggia fu costruito per difendere i basamenti dei due monumenti dalle onde del lago.
                                                                                                                  Andrea De Rossi

LA SPIAGGIA DEL "ROVINATO"




Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – Foto n.77


Qui siamo intorno agli anni quaranta del Novecento in località “Rovinato”.
C’è ancora la spiaggia per i bagnanti che, successivamente, è stata coperta dal nuovo parcheggio a lago. Quando le lavandaie non trovavano posto nei gradini a lago della piazza, questo era il posto più vicino e facilmente accessibile per esercitare la loro attività.

Su questa stessa spiaggia i pescatori professionisti catturavano, a quintali, le “aole” quando erano in “frega”, cioè al momento che deponevano le uova, con appositi accorgimenti.

                                                                                                   Andrea De Rossi

VISITA AL NUOVO MONUMENTO A ZANARDELLI



Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – foto n.71

    La foto risale al 1909. Queste immagini ci fanno rivivere i costumi ed il modo di vivere del primo Novecento. Basta osservare questo gruppo di turisti, o forse anche di autorità, venuti a Maderno per osservare il nuovo monumento, posto su un giardinetto sopraelevato, dedicato allo statista Giuseppe Zanardelli, da poco tempo inaugurato. La statua dello scultore Bistolfi è in bianchissimo marmo di Carrara e si intravede in direzione del terrazzo della casa che le sta dietro, confondendosi con il colore stesso della facciata.
    Dalle finestre di questa casa, che appartenne alla famiglia Vezzoni che gestiva la salumeria, s’affacciano alcune signore per osservare queste eleganti persone. Salvo qualche uomo vestito normalmente che si trova in mezzo al gruppo, tutti gli altri, uomini e donne, sono elegantemente vestiti. Le signore sono tutte dotate di un ombrellino per ripararsi dal sole.
    Fra queste persone, è interessante osservare quei due uomini, che si trovano in basso a destra, che si stanno salutando stringendosi la mano e togliendosi il cappello in modo veramente signorile.
    Nell’angolo in alto a sinistra, si nota parte dell’Albergo Lignet che era sorto nel “Serraglio” all’inizio del Novecento,e che negli anni successivi sarà completamente demolito dal Cav. G.B.Bianchi, nuovo acquirente del  terreno in cui era ubicato.
    Sulla facciata della casa che sta dietro il monumento, si notano – un po’ sbiadite – diciture pubblicitarie riguardanti la famosa cedrata Podestini che allora veniva prodotta a Maderno dall’omonima Farmacia.

                                                                                                   Andrea De Rossi

QUEL CHE E' RIMASTO DEL PALAZZO GONZAGA





Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – foto n.66



        La foto è degli anni trenta del secolo scorso e ritrae il palazzo Gonzaga parzialmente demolito.
        Verso la fine del Seicento, dopo l’estinzione della linea ducale dei Gonzaga, il palazzo passò in diverse mani finché nel 1818 giunse in quelle di un certo Dr.Ghiselli il quale, forse perché infermo di mente, nel 1819 si mise alla ricerca di tesori che, si diceva, fossero nascosti in qualche punto segreto del palazzo. Per ritrovarlo il Dr. Ghiselli ne fece demolire due terzi, quelli più vicini alla Basilica di S.Andrea, ma, pare, senza alcun esito positivo.
         Nel 1888 la proprietà passò a Pietro Erculiani, nel 1894 all’inglese Morrice Coley Maria che poi morì a Maderno il 1.12.1907, poi a Pietro Emmer ed, infine nel 1933, alla famiglia Gaoso che tuttora detiene la proprietà.
                                                                                              Andrea De Rossi


L'UNICO GELATAIO IN PIAZZA MADERNO


Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – Foto n.65




                 Siamo negli anni trenta del Novecento. I bambini e gli adulti si avvicinano al chiosco del gelataio De Allegri, posto di fronte alla Basilica di S.Andrea, per comprarsi il gelato.
                  In quel tempo un “lusso” del genere, per la maggioranza della gente, poteva avvenire una sola    
 volta la settimana ed in particolare la domenica.

                                                                                                Andrea De Rossi

CARTE ANNONARIE DELLA 2^ GUERRA




Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – Foto n.946


    Il documento sopra riprodotto, necessario per poter vivere durante l’ultima guerra, si chiamava “carta annonaria” la quale era indispensabile per prelevare presso i negozi la modestissima quota giornaliera di PANE e GENERI DA MINESTRA. Aveva la validità di quattro mesi e veniva distribuita da ogni Comune ai cittadini residenti i quali dovevano, dal canto loro, prenotarsi dal proprio fornitore per ottenere poi i generi dovuti. Per ogni giornata vi era un piccolissimo bollino datato progressivamente che il fornitore ritagliava alla consegna dei generi. Erano distribuiti anche altri tipi di carte annonarie per l’acquisto dello zucchero, della carne, dei salumi, dei grassi e tanti altri prodotti oltre quello per la sale e i tabacchi. La razione giornaliera dei tabacchi era: tre sigarette oppure un sigaro, ma solo per uomini superiori ai 18 anni.
    Nel 1943 le razioni degli altri generi erano:
-         gr.200 di pane al giorno
-         gr.50 di salumi e gr.70 di carne suina la settimana
-         Kg.1 di riso e Kg.2 di pasta al mese
-         gr.500 di latte ai bimbi fino ai 3 anni, gr.150 dai 4 ai 18 anni e gr.250 agli adulti al giorno
-         gr.500 di zucchero per adulti e gr.1000 per bambini inferiori ai tre anni
Qualche beneficio in più era concesso alle gestanti ed agli ammalati di tbc i quale avevano diritto ad un supplemento oltre la razione normale.

                                                                                                                                 Andrea De Rossi





QUADRO PITTORE FOCARDI CON VEDUTA IMBARCADERO

Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – Foto n.482


            Il quadro è del pittore fiorentino PIER FOCARDI, nato nel 1889 e morto nel 1945. Fu un  “divisionista”, in altre parole apparteneva al movimento pittorico che utilizzava una tecnica particolare nel dipingere, simile a quella del famoso pittore trentino Segantini.
            Visse diversi anni a Maderno dove giunse nel 1918, proveniente da Padenghe, nel cui comune gli è stata dedicata una via.
             Iniziò a dipingere già a 12 anni. Poi partecipò a numerose esposizioni d’arte e si fece un nome. Fu interprete del nostro lago fissando su tela i punti più belli e caratteristici.
            La foto è una riproduzione di uno dei  suoi numerosi quadri. La moglie in primo piano e sullo sfondo l’arrivo di un battello all’imbarcadero di Maderno è stato ripreso dall’interno dell’appartamento in cui viveva e precisamente nello stabile in cui ora è situato l’Albergo Bel Soggiorno.

                                                                                                 Andrea De Rossi.

CAFFE' ZANARDELLI O TURCO A MADERNO



Dall’archivio storico di A. De Rossi – Foto n. 444

La foto risale al 1928 circa, quando il monumento dedicato a Giuseppe Zanardelli era nella sua posizione originaria su un giardinetto sopraelevato, in seguito nel 1939, quando fu sistemata tutta la piazza, fu spostato nella posizione attuale. Dietro il monumento si vede il Caffè Ristorante Zanardelli o semplicemente Caffè Turco. Il motivo per il quale veniva chiamato Caffè Turco può essere quello che il gestore fino agli anni trenta del Novecento era il sig. Mario Casimire che nacque a Tripoli di Siria nel Libano, poco distante dalla Turchia. O, forse, quando giunse a Maderno proveniva dalla Turchia. Oppure perché il gestore offriva ai clienti particolari cocktails di origine turca.
                                                                                                     Andrea De Rossi

GRUPPO DI PERSONE ALL'ORATORIO DI TOSCOLANO


Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – Foto n. 953



       Un gruppo di persone fotografato nel campo sportivo dell’Oratorio di Toscolano, probabilmente dopo una partita di calcio  avvenuta fra giovani.
       La foto dovrebbe risalire intorno agli anni venti del ‘900, quando ancora esisteva la casetta vicino alla chiesa di Benaco che fu demolita nel 1946.
       Fra le persone che facilmente si possono individuare c’è il Curato Rev. Don Fava e, più a destra, quella del sig. Angelo Cattoni con in mano il giornale cattolico che egli diffondeva.

                                                                                                   Andrea De Rossi
      

DEMOLIZIONE ANTICA CARTIERA ZUANELLI



Dall’archivio fotografico di A. De Rossi – foto n.856

      La foto sopra riprodotta risale all’agosto 2000 quando si stava demolendo la ex cartiera Vetturi, per far posto al nuovo palazzo dove si è trasferita la sede del Municipio.
       Come si vede internamente è quasi tutto demolito ed il materiale sgomberato. Rimane solo la parte verso Via Trento con lo stenditoio per l’essiccazione della carta con le sue caratteristiche griglie di legno che permettevano l’afflusso di aria necessaria per asciugare la carta appena prodotta.
        E’ senz’altro una delle più antiche cartiere di Toscolano. Infatti, già dal 1381, come si desume da un atto notarile che stabiliva l’uso dell’acqua del torrente Toscolano fra le comunità di Maderno e Toscolano per il funzionamento delle industrie cartarie, risulta gestita dai Bellentani di Volciano. Prima che giungesse ai Vetturi la cartiera passò, nel corso dei secoli, dai Bellentani ai Bonfadini, Benaglia, Setti.Grazioli, Monselice, Zuanelli, Andreoli e rag. Maffizzoli. Quelli che si distinsero maggiormente furono gli Zuanelli, associati con i Fioravanti i quali la detennero dal XVIII fino alla metà del XIX secolo. Gli stessi, come risulta dai dati catastali, erano proprietari di numerose altre cartiere fra cui: due alla Religione, una a Luseti, una a Caneto, una alle Quattro Ruote, una in località Lupo e una in Maina.
       Di questa importante famiglia è rimasto il palazzo accanto alla cartiera demolita, cioè l’ex casa Franceschini-Ragozzi ed un altro in località Messaga.
                                                                                                  Andrea De Rossi

IL COLLEGIO PER RAGAZZE EBREE ALL'HOTEL MILANO







Inserzione pubblicitaria della CASA VITA NUOVA di  MADERNO pubblicata da una rivista tedesca nel 1935. Il ritrovamento su internet è avvenuto a cura del sig. Giovanni Saletti che ringrazio.










         Questa foto risale agli anni ’30 del secolo scorso e ci mostra un gruppo di giovani ragazze sul terrazzo dell’Albergo Milano che in quel tempo era adibito a Collegio Femminile, riservato a ragazze di razza ebrea, chiamato “CASA VITA NUOVA”. Lo stabile era allora di proprietà della Banca S.Ercolano di Maderno (assorbita poi dalla San Paolo) che lo aveva acquisito dal fallimento Brivio, proprietario dell’Albergo sin dal 1925.
          Il collegio ospitava numerose giovani ragazze ebree, appartenenti a famiglie benestanti della Germania, ed era gestito dai sigg. Hans e Hubert, i quali assicuravano alle loro ospiti un trattamento signorile e organizzavano insegnamenti di musica, danza, cucito ed altre attività, impartite da persone locali. Con frequenza erano svolte feste danzanti o di musica classica.
           Mia madre, che fu chiamata ad insegnare alle ragazze il cucito ed il ricamo, fu poi testimone diretta della loro grave preoccupazione e del disagio venutosi a creare in seguito alla presa di posizione del governo italiano nei confronti degli ebrei ed alla loro cacciata dall’Italia.
           Il 3 settembre 1938 il governo decise che gli ebrei che si trovavano in Italia avevano l’obbligo di lasciarla entro sei mesi. Per queste persone fu certo un vero dramma, perché non potendo rientrare in Germania dove esistevano leggi ancora più severe nei confronti degli ebrei, dovettero espatriare in diverse parti del mondo, ed in maggioranza scelsero Israele.
            Nonostante l’epoca a loro non favorevole e la diversità di religione, la loro presenza fu ben accettata dalla popolazione locale, molto meno, invece, dalle autorità politiche locali, le quali invece, dopo le direttive emanate dal Governo nei confronti degli ebrei, non nutrivano certamente una particolare simpatia.

                                                                                               

domenica 17 marzo 2013

IL PITTORE DECORATORE ANGELO LANDI

LANDI ANGELO
(Salò 17.6.1879 – 16.12.1944)


Fin dalla fanciullezza il Landi fu un appassionato di disegno ed ebbe come primo maestro Carlo Banali. Il padre, contrario alla carriera d’artista del figlio, lo conduce a Venezia a 17 anni e lo iscrive all’Università, con il progetto di farne un diplomatico. Abbandona quasi subito gli studi e si rifugia a Milano con pochi quattrini. Riesce ugualmente a campare eseguendo decorazioni per un mercante di mobili e di letti metallici, sulle cui testiere dipinge composizioni floreali o vedute paesaggistiche. Nel frattempo frequenta i corsi serali a Brera.

Inizia la sua lunga carriera artistica con la partecipazione a numerose esposizioni. Nel 1901 si sposta per un breve periodo a Venezia dove frequenta lo studio di Augusto Cezanne. Diventa un apprezzato affreschista e nel 1903 inizia a lasciare le sue preziose tracce nella chiesa di Padenghe, nella Cappella del Cimitero di Tremosine, nel soffitto di una sala dell’Hotel Victoria di Salò, a Villa Simonini e sul soffitto del palazzo municipale di Salò ed in quello del salone delle feste dell’Hotel Savoy di Gardone. Continua intanto ad esporre i suoi lavori nelle varie mostre, nonché alla Biennale internazionale di Venezia. Ora parte delle sue centinaia d’opere sono custodite nella Galleria d’Arte Moderna di Roma, nelle quadrerie reali del Comune di Milano e nel Museo del Risorgimento di Roma.

Subito dopo la prima guerra mondiale ritorna sul Garda e si stabilisce a Gardone, riprendendo a lavorare con gran lena e partecipando anche a numerose esposizioni nazionali ed internazionali.

Il momento di maggior fama come affreschista giunse nel 1940, quando vinse il concorso nazionale per l’affresco della cupola del nuovo Santuario di Pompei. Lavoro importante e di grandi dimensioni, se si pensa che il Landi affrescò sulle due cupole del Santuario ben trecentoventisette figure.

L’ultimo suo lavoro, si dice incompleto a causa della morte che lo coglie all’improvviso, rimane l’affresco per la villa Bianchi di Maderno, ora Albergo Golfo, che raffigura la “Leggenda d’Engardina”, la mitica regina dai capelli azzurri rapita da Nettuno, che s’immerge col dio nel Benaco donando alle acque del lago lo splendore delle sue chiome.

Anche se quest’ultimo suo lavoro, eseguito nel 1942/43, lo avesse voluto completare, non sarebbe stato possibile perché dall’ottobre 1943 all’aprile 1945 lo stabile fu occupato ed adibito a sede del Partito Fascista repubblicano il cui capo fu Alessandro Pavolini.



                                                                                    Andrea De Rossi

CONCORSI IPPICI NAZ.LI SVOLTISI A MADERNO



Nel 1963 le Aziende di Soggiorno e Turismo di Toscolano-Maderno e Gardone Riv.-Salò, unitamente al Comune di Toscolano-Maderno organizzarono il 1° Concorso Ippico Nazionale “Riviera del Garda” di formula tre. Le gare si svolsero nel campo sul lungolago di Maderno adeguatamente attrezzato, ed allora di proprietà Cavallero, dal 19 al 23 settembre con 14 gare diurne. Negli anni successivi la manifestazione fu spostata nel mese di giugno, stagione più adatta per spettacoli all’aperto.
Nello stesso campo negli anni 1923 e 1924 furono disputate le prime manifestazioni ippiche.

Ritornando indietro nel tempo, ricordo che dal 16 al 19 dicembre 1920, a cura della Società del Garda per il movimento dei forestieri (che aveva sede presso il Grand Hotel di Gardone Riviera) si disputò a Toscolano, nel campo Visintini, il I° Concorso Ippico regionale a beneficio della Lega Naz.le tra i Padri dei Caduti in guerra.
La manifestazione che iniziò nel 1963 avvenne con la collaborazione, anche economica, dell’Azienda di Gardone-Salò il cui Presidente era l’Avv.Bonardi e continuò fino al 1966. Dal 1967 questa collaborazione cessò e riprese solo nel 1983 quando la Presidenza dell’Azienda passò al Dr.Pirlo.

In seguito alla realizzazione di un efficiente impianto d’illuminazione del campo, che la Federazione aveva elogiato, dal 1967 le gare si svolsero anche in notturna, con maggior affluenza di pubblico.

Alla presidenza della Giuria, in un primo tempo vi fu il Conte Paolo Emilio Cavazza al quale seguì il Gen.le Edmondo Zavattari.Gli altri membri la giuria furono invece: conte Vincenzo Bettoni, Col.Alfredo Federici, Cav.Bonometti, Comm.Taglietti, Cav.Mucchetti, Marchese Carlo Pallavicino di Ceve, Comm.Agostino Vavassori, Dr.Piero Grassi ed il Conte Giovanni Sanvitale Simonetta. Curioso rilevare che quest’ultimo fece parte della Giuria dei concorsi che si svolsero a Maderno negli anni venti.
I Presidenti dell’Azienda di Soggiorno di Toscolano-Maderno che diressero negli anni questa manifestazione furono: Manfredi Ruggero, Giorgio Bombardieri e Camillo Chimini.

Nei primi anni furono sempre presenti alle gare i F.lli Raimondo e Piero D’Inzeo, Graziano Mancinelli e Vittorio Orlandi, cavalieri che hanno degnamente rappresentato l’Italia alle Olimpiadi di Monaco del 1972.

L’ultima edizione di questo Concorso Ippico si svolse nel 1986. Lo scrivente organizzò queste manifestazioni fino al 1984 quale direttore dell'Azienda di soggiorno.

Il problema più grosso che si era presentato negli ultimi anni era quello della sistemazione adeguata dei cavalli. Oramai era incominciato ed esteso a macchia d’olio, lo sviluppo edilizio in tutto il territorio comunale. Ragione per cui che, oltre a non trovare le scuderie in case private, era diventato un problema individuare un terreno sul quale predisporre quelle prefabbricate.
Il colpo finale fu inferto nel 1987, quando una Legge Regionale abolì le Aziende di Soggiorno che si amministravano autonomamente e svolgevano le proprie manifestazioni, per far posto alle nuove Aziende di promozione Turistica situate nei capoluoghi di provincia. Quest’ultime, coi pochi fondi a loro disposizione, dovevano provvedere alle necessità di tutta la Provincia.
Anche se – come sempre – non tutti furono d’accordo sull’utilità di questa manifestazione di carattere nazionale, si deve prendere atto che, sia per la partecipazione di cavalieri provenienti dalle varie parti d’Italia, sia per la pubblicità dell’avvenimento data a mezzo giornali, radio e televisione, il Concorso Ippico ha notevolmente contribuito a far conoscere meglio la nostra realtà turistica


                                                                                           






venerdì 15 marzo 2013

ISTITUTO S.CUORE EX ALBERGO LIGNET



Verso la fine dell’800 il cittadino austriaco Rudolf Lignet costruì, nella parte inferiore del “Serraglio” a Maderno, un albergo denominato “Lignet” che, nello stile richiamava le costruzioni austriache di quel tempo. Agli inizio del Novecento il Cav. G.Battista Bianchi acquistò tutto il “Serraglio”, compresa la palazzina che fu dei Gonzaga e fece demolire anche questo nuovo albergo. Il sig. Lignet ne costruì subito un altro sul Lungolago di Maderno attribuendogli la stessa denominazione e continuò nella sua attività alberghiera.

Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale questo albergo, come tutte le proprietà degli austriaci, fu sequestrato dallo Stato Italiano e, dopo la fine della guerra fu venduto ed acquistato dal Conte Ernesto Lombardo, amministratore del cotonificio De Angeli Frua di Roè Volciano. Il nuovo proprietario di questo stabile era un grande ammiratore del famoso Padre Giuseppe Podavini di Volciano suo confidente e suo confessore. Questo sacerdote Piamartino dal 1927 al 1931 fu Consigliere della Congregazione Piamartina e direttore spirituale dell’Istituto Artigianelli di Brescia, ottenne gratuitamente nel 1932 dal Conte Lombardo lo stabile sul Lungolago di Maderno e. dopo averlo opportunamente adattato, lo trasformò nella “Scuola Apostolica del S.Cuore di Gesù”. Lo stesso padre Podavini, in quell’occasione, fece perfino il manovale, il muratore, il carpentiere a seconda delle esigenze. La sala da ballo dell’ex albergo, fu trasformata nella Cappella dell’Istituto; venne inoltre costruita una sala per il teatro annessa alla muraglia della precedente limonaia. Padre Podavini fu quindi il primo Direttore e vi rimase in tale veste fino al 1935, quando venne comandato a Salò presso la chiesa di S .Bernardino. Divenne poi Cappellano dell’Ospedale accanto nel quale pernottava per essere più disponibile per gli ospiti, Nel 1959, causa la sua malferma salute si ritirò a Maderno alla Scuola apostolica ed il 18 maggio 1962, cessò di vivere.

Non si deve dimenticare che in questo edificio, oltre ad ospitare la scuola, dall’ottobre 1916 al dicembre 1918 accolse anche numerosi abitanti di Limone costretti ad abbandonare il loro paese per ragioni di sicurezza legate alla guerra in corso. Qui nacquero Maderno Fava e Maderno Montagnoli i cui genitori, per riconoscenza dell’ospitalità avuta, hanno voluto attribuire ai loro figli il nome del paese in cui sono nati. (Solo la famiglia di Giuseppe Segala si fermò a Maderno fino al 1935 per poi tornare definitivamente a Limone.)

Da qualche anno questo edificio è stato venduto. Ora hanno avuto inizio i lavori di ristrutturazione per adeguare lo stabile alle nuove esigenze. Viene così definitivamente chiusa la sua centenaria storia.. Pare che lo stabile venga adibito a casa-albego,

                                                                                                    Andrea De Ross



                                  L'Istituto S.Cuore ex albergo Lignet sul Lungolago di Maderno



giovedì 14 marzo 2013

ETTORE CANALI STILISTA DI MOBILI

L’editore GRAFO ha pubblicato recentemente il volume: ETTORE CANALI –  Creatività e impresa di un “interior designer” bresciano.
            Come oramai è di moda, anche in questo titolo è stata inserita la parola inglese “designer,” che in questo caso sta ad indicare un disegnatore stilista di mobili. La biografia di Ettore Canali (1894-1967) è stata ricostruita da Franco Robecchi e la pubblicazione è il frutto dell’impegno della figlia Edda e del nipote Gabriele, mentre la prefazione è di Giordano Bruno Guerri, attuale Presidente della Fondazione Vittoriale.
            Il Canali iniziò la sua attività come apprendista disegnatore nello studio del famoso Ing. Egidio Dabbeni di Brescia. Si fece notare per la sua abilità grafica per cui ottenne incarichi di responsabilità. Nel 1921 si trasferì in Francia per lavoro e nel 1926 rientrò a Brescia. Nel 1939 acquistò una proprietà a Gaino di Toscolano-Maderno chiamata “Le Selve”, una vecchia costruzione del ‘700 abitata prima dal Gen.le Grisetti GioPietro (1799-1847). Poiché lo stesso apparteneva alla carboneria dovette fuggire all’estero e fece ritorno alle sue “Selve” nel 1841.Egli fu maestro di scherma dei figli del Gen.le Murat come è citato nella lapide al cimitero, mentre secondo il Prof. Robecchi (biografo di Ettore Canali), durante il dominio francese vi soggiornò lo stesso Gen.le Gioachino Murat (1767-1815).
 Con l’aiuto dell’arch.Maroni, Sovrintendente al Vittoriale, restaurò la villa di Gaino che si trova poco più in alto dell’Asilo Maffizzoli, e divenne l’abitazione di tutta la sua numerosa famiglia (era coniugato con Pierina dalla quale ebbe dieci figli). Nella stessa villa ospitò parenti e amici. Gabriele D’Annunzio attribuì il nome di “Dominante” a questa villa in quanto dalla sua posizione domina tutto il lago.
Il Canali fu il disegnatore ed il costruttore della monumentale scrivania nonché degli arredi delle Sale dello “Schifamondo” al Vittoriale, ed anche  ogni stanza di questo edificio fu arredata con essenze legnose diverse, mentre nella sala “Baccara” furono posti pannelli rivestiti in foglie d’oro.
 Durante l’ultima guerra progettò degli arredi per un complesso residenziale della Marina a Napoli, mentre negli anni  Cinquanta creò l’intero arredo ligneo della sala consigliare di Milano a Palazzo Marino, che è tutt’ora ben conservato. Altri lavori importanti li eseguì a Milano con diversi architetti fra cui il noto Gio.Ponti, mentre a Cremona realizzò gli arredi per la proprietà Negroni. Anche a Torino arredò diversi palazzi importanti. Ettore Canali fu quindi una personalità vulcanica, un grande lavoratore ed un geniale creatore.         Negli ultimi anni intraprese operazioni immobiliari che però lo misero in difficoltà economiche.
            Con il figlio Gianni avviò poi  un’attività di progettazione e costruzione di imbarcazioni a motore, in particolare motoscafi da competizione, che proseguì fino all’inizio degli anni Ottanta. Egli ne godette per pochi anni: morì il 26 maggio 1967.
                                                                                 
Febbraio 2011                                                                              Andrea De Rossi