mercoledì 25 aprile 2018

RIAPERTURA CARATTERISTICA PASSERELLA SUL TORRENTE TOSCOLANO





                            La bellissima passerella dopo Luseti

  quando c'era la ringhiera in legno


quando era in cemento

Il  2 aprile 2018 è stata riaperta la passerella di Covoli in Valle delle cartiere che si congiunge alla valle delle Camerate ed alla frazione di Gaino il cui lavoro è stato cofinanziato dalla Regione Lombardia. Questa passerella fu costruita qualche secolo fa e fu più volte parzialmente danneggiata da frane  e altrettanto ripristinata (era chiusa da sei anni). Anticamente era costruita con pali di legno, poi sostituiti con quelli in cemento ed, infine, venne posta l’attuale ringhiera di ferro. Alla cerimonia della inaugurazione erano presenti il Sindaco, sig.ra Delia Castellini, gli Amministratori e numerosissima folla. Il giorno precedente fu perfino visitata anche da Vasco Rossi. 
Trattasi di un percorso ciclo-pedonale sotto il quale scorre il torrente Toscolano. Veramente un magnifico posto  che è difficile trovare altrove . Questa passerella si raggiunge attraverso la Valle delle Cartiere e si trova dopo la località Luseti dove un tempo sorgevano numerose cartiere e dove c’è un piccola chiesetta edificata nei XVI secolo  dalla famiglia Tamagnini che possedeva alcune cartiere. Anticamente serviva per il passaggio degli operai di Gaino che lavoravano nella valle. Ora è un percorso ciclo pedonale bellissimo  e tranquillo .L’unico fruscio che si ode è  l’acqua  del torrente che scorre sotto. Questa bellissima passerella si raggiunge attraverso la valle delle cartiere e si trova dopo la località di Luseti.              


                           Luseti alla fine dell'800


                                                    


sabato 14 aprile 2018

IL MUSICISTA CATALANI A MADERNO




Il celebre musicista e compositore Alfredo Catalani, nato a Lucca nel 1854 e morto a Milano nel 1893, era affetto da tisi come lo furono il fratello e la sorella, per cui negli ultimi anni della sua vita venne a Maderno per due anni successivi per ragioni di salute. Fu ospite nell’antica Farmacia Podestini che in quel tempo era ubicata di fronte all’ex macelleria Vassalini in Via Benamati, come afferma Guido Lonati nel suo volume la Pieve ed il comune di Maderno. Le sue opere teatrali furono ELDA rappresentata a Torino nel 1880. Seguirono DEJANICE, EDMEA, LORELEY e WALLY (1892). Queste due ultime le ha certamente elaborate a Maderno, quando veniva per curare la sua malferma salute. Catalani, in punto di morte, raccomandò la sua Wally, ad Arturo Toscanini perché ne avesse cura. Toscanini diede perfino il nome di Wally ad una delle sue figlie.

venerdì 6 aprile 2018

BOMBACCI NICOLA A MADERNO








Fra i vari gerarchi che la R.S.I. portò con sé a Maderno nel 1943 vi fu anche il famoso BOMBACCI NICOLA ex fondatore del partito comunista, amico e collega  di Mussolini  quando esercitavano l’attività di Maestri di scuola. Entrambi militarono nel partito comunista  agli inizi del ‘900 per poi dividersi politicamente .Quando Bombacci   si trovava nelle file del comunismo , gli squadristi – riferendosi alla sua barba  ne volevano  farne “uno spazzolino per pulire gli stivali di Benito Mussolini.
Con la sua famiglia (moglie e figlia) abitò in un primo tempo a Gargnano per poi trasferirsi a Maderno. In un primo tempo fu ospite del Albergo Maderno, poi si trasferì nella frazione di Gaino presso la famiglia G:B: Spagnoli (fornaio) e successivamente presso la famiglia dei fratelli Mario e Lino Zanini dove coabitò fino all’aprile 1945.
Inizialmente non aveva compiti precisi e si occupava di questioni sociali .Poi ebbe un Ufficio a Maderno presso il Ministero dell’interno  ed in fine divenne consigliere personale di Mussolini partecipando alle riunioni del Consiglio dei Ministri che si tenevano a Villa Bettoni a Gargnano.
Quando il 18 aprile 1945 Mussolini con la sua vecchia Alfa abbandonò Gargnano per recarsi a Milano, Bombacci lo accompagna sullo stesso mezzo. Nella fuga verso la Svizzera il Bombacci fu sempre nella stessa auto di Mussolini. Poi i partigiani lo prelevarono ed assieme ad altri lo fucilarono a Dongo. Il suo corpo fu esposto insieme agli altri gerarchi e a Mussolini in Piazzale Loreto a Milano, La salma fu poi sepolta nel Cimitero di Musocco.

mercoledì 4 aprile 2018

KAPPLER A MADERNO



 Come è noto dalla fine del 1943 all’Aprile 1945, quando fu proclamata la Repubblica Sociale Italiana, la cosidetta R.S.I., anche a Maderno furono posti diversi importanti Uffici della nuova Repubblica. Presso l’Albergo Golfo  fu collocata la Sede del PartitoFascista Repubblicano con a capo Alessandro PAVOLINI  mentre nell’edificio scolastico si installò il Ministero dell’Interno nel quale si sono alternati due Ministri: BUFFARINI e ZERBINO. Però non furono soli perché accanto al loro Ufficio si mise HERBERT KAPPLER Tenente Colonnello delle SS e già Comandante della Gestapo di Roma il quale, in sostanza, rappresentava Hitler, per cui i Ministri erano soggetti al suo controllo.Questo Ufficiale tedesco della SS divenne in quel tempo noto per aver dato ordine di trucidare 335 civili a Roma presso le Fosse Ardeatine come rappresaglia per l’attentato dei GAP in Via Rasella a Roma dove persero la vita  33 soldati tedeschi che stavano sfilando per quella strada.
Allo stesso Kappler gli venne attribuito l’operazione  della scoperta del luogo dove era detenuto Mussolini  e della sua successiva liberazione, della cattura di Galeazzo Ciano e Mafalda di Savoia, nonché l’asportazione di oro dalla Banca d’Italia a Roma.
Egli durante il soggiorno a Maderno fu ospite presso la Foresteria del Ministero dell’Interno che si trovava presso l’ex Istituto Cremonese sul Lungolago di Maderno .

Fece annullare tutti i permessi di circolazione dei militari e dei civili perché non contenevano la sua firma. Gli stessi permessi furono rifatti con la firma del Capo della Polizia ed anche quello dello stesso Kappler.            

sabato 3 marzo 2018

UN PICCOLO RICORDO PERSONALE DELL'ULTIMA GUERRA


Il palazzo della Società Montecatini di Milano bombardato dagli aerei dopo il febbraio 1943


Sono nato nel 1925 ed ho sempre vissuto a Maderno sul Garda. In quel tempo, avevo da pochi mesi compiuto i 17 anni, ero impiegato presso la Montecatini-Duco di Milano e ad ogni fine settimana ritornavo a casa con il treno ed il battello, non solo per ritrovare la mia famiglia, ma anche per fare la scorta di viveri, dato che quello che passava la mensa era limitatissimo. Il ritorno a Milano avveniva la domenica pomeriggio. Con il battello arrivavo a Desenzano e, per giungere alla stazione ferroviaria, c’era, quando era possibile salirci, una piccola e sgangherata corriera che funzionava a carbonella la quale, a fatica nella ripida salita, riusciva ad arrivare alla stazione ferroviaria.
            La sera del 14 febbraio 1943, come di frequente accadeva, il treno proveniente da Venezia giunse con un’ora di ritardo. Era così affollato di gente che l’unica possibilità di salirci sopra era quella di introdursi attraverso i finestrini come spesso capitava.  Giungemmo a Brescia alle ore 22,30 e nella nostra carrozza, dove ci trovavamo già pressati uno contro l’altro come tante acciughe, riuscirono ad introdursi altre quattro persone. Da loro apprendemmo che da un quarto d’ora era suonato l’allarme aereo. Con ripetuti sforzi della locomotiva, dato il forte carico, il treno riuscì ad avviarsi verso Milano. Dopo alcuni chilometri, un soldato che si trovava inchiodato contro un finestrino ci disse che in direzione di Milano si vedevano scoppi d’artiglieria antiaerea. Man mano che il treno proseguiva verso il capoluogo lombardo, ci rendemmo conto che si trattava di un grande attacco aereo. Dopo molti sforzi e gomitate riuscii a giungere vicino al finestrino in modo da poter vedere ciò che stava accadendo. Nel cielo si osservavano numerosi scoppi di artiglieria antiaerea che si accendevano a forma di piccoli globi per spegnersi subito. Quello che più impressionava erano i numerosissimi razzi illuminanti che venivano lanciati dagli aerei. Ci fu poi un momento di stasi quando giungemmo nei pressi di Rovato, ma poi tutto d’un tratto riprese con più violenza. Evidentemente si trattava di un’altra ondata d’aerei giunti sulla città. Alla stazione di Rovato il treno si fermò ed i passeggeri, che erano pigiati negli scompartimenti, ne approfittarono per scendere sul marciapiede sia per vedere lo spettacolo che per sgranchirsi e per .respirare un po’ d’aria. Dopo circa mezz’ora la locomotiva lanciò un fischio per avvertire che il treno era in partenza. Naturalmente ci volle un bel po’ di tempo per riuscire a starci tutti.
            Il viaggio proseguì e, dopo Chiari, la sparatoria cominciò a diminuire fino a cessare completamente. Erano le 23,30. Giunti a Treviglio venimmo a conoscenza che c’era ancora l’allarme aereo ma che l’attacco su Milano era terminato. Pensammo perciò di poter giungere presto alla stazione centrale. Dopo Melzo e precisamente a Pioltello il treno si fermò nuovamente, poi retrocesse un po’. Solo dopo la partenza ci fu detto che le carrozze erano state poste su un binario morto, mentre la locomotiva era andata avanti per verificare le condizioni della linea ferroviaria.
            Passarono alcune ore prima che il treno ripartisse. Io avevo solo un piede appoggiato a terra così come lo aveva una signora di fronte a me. Decidemmo, a turno, di occupare con l’altro piede l’unico spazio libero disponibile. Dato che l’attesa si faceva lunga e che eravamo a meno di otto chilometri da Milano, nonostante il freddo, molti viaggiatori cominciarono a scendere ed avviarsi a piedi verso la periferia della città. Fu allora che potei  finalmente scendere a terra. Uno spettacolo impressionante mi si presentò davanti agli occhi. In tutte le direzioni si vedevano grossi incendi che illuminavano il cielo. Dalla stazione di Pioltello non ci furono comunicate notizie circa la situazione ferroviaria perché tutte le linee telefoniche erano interrotte. Ci assicurarono poi che saremmo partiti per Milano solo verso le dieci del mattino. Invece, dopo tre ore di sosta, il capotreno ci avvertì della partenza. Infatti alle tre e mezza il treno si mise in moto. Giunti alla periferia di Milano cominciammo a vedere da entrambi i lati della linea ferroviaria, numerosi e grossi incendi. Dal finestrino vedemmo che tutti i fili aerei della linea erano a terra spezzati e contorti. Alla stazione di Lambrate il treno si fermò ancora e ci misero su un binario morto. Numerose persone ne aproffittarono per scendere ed incamminarsi verso le loro abitazioni. Scesi anch’io ma per sedermi su una panchina ad osservare un incendio che divampava poco distante. Dopo un po’ giunsero i Vigili del Fuoco gettando sul rogo fiumi d’acqua, sollevando fiamme color bianco. Alle sette non erano ancora riusciti a domarlo.
            In seguito allo sfollamento di numerosi viaggiatori, verso le sei, riuscii  a trovare uno scompartimento quasi vuoto e potei riposarmi. Alle sette il treno si mise in moto e raggiunse, con molte difficoltà, la stazione centrale mezz'ora dopo.
            Appena sceso a terra mi si presentò uno spettacolo sconvolgente. La stazione era stata colpita da numerosi spezzoni incendiari, ma non da bombe dirompenti. Per giungere a piedi alla mia abitazione situata in Via della Moscova, dovetti attraversare numerosi rioni devastati dalle bombe. Naturalmente i tram non funzionavano perché buona parte delle strade era intransitabile a causa delle macerie delle case colpite. Incendi divampavano ancora in numerose case. La manifattura tabacchi di Via Moscova era stata colpita in pieno ed una grossa nube con fumo acre si espandeva nei dintorni togliendo perfino il respiro. Fortunatamente la casa in cui ero alloggiato era rimasta intatta, quindi potei finalmente riposare un po’.
            A quelle condizioni era divenuto impossibile e pericoloso rimanere in città, per cui la settimana stessa presentai le dimissioni ed all’inizio del mese di marzo abbandonai definitivamente Milano per ritornare a Maderno,

                                                                                              

venerdì 23 febbraio 2018

L'ANTICO CANALE CHE SI TROVAVA DIETRO LA CHIESA DI MADERNO



La foto in alto è il particolare di un'altra più grande risalente alla fine dell'800 che riprende tutto il promontorio di Toscolano-Maderno.  Da questo ingrandimento, per la prima volta, si vede il canale o fossa che giungeva allora fin sotto il campanile e che, anticamente, circondava la chiesa ed era chiamato il "bacino della fossa". Essendo con il tempo divenuto un deposito di rifiuti, fu coperto completamente nel 1901. Durante la dominazione veneta il castello fu trasformato in un palazzo pubblico in cui aveva sede il Giudice chiamato allora Vicario. Sulle rovine del castello, devastato da un grande incendio, fu costruita la chiesa che fu inaugurata nel 1825.
Come si vede esaminando attentamente la foto, in quel tempo non esisteva ancora il primo tratto di lungolago che avrebbe collegato la Piazza con l'approdo dei battelli, opera che fu realizzata nel 1901. In quel tempo i battelli approdavano vicino alla spiaggia dietro la quale sorgeva una casetta dove si trovava "l'osteria del vapore". Soltanto nel 1925, nello stesso luogo, sorse l'albergo Milano. Chi doveva prendere il battello doveva percorrere la strada che passava a sinistra della chiesa, girare intorno al campanile, sorpassare il "bacino della fossa" per giungere alla spiaggia dove si fermava il battello. Per salirvi, poi, occorreva munirsi di un pò di coraggio perché si doveva transitare su alcune assi traballanti sostenute da  cavalletti in legno.                                                                                                                                               

mercoledì 21 febbraio 2018

TRA FASCISTI E TEDESCHI NON C'ERA SEMPRE AMICIZIA







Era la domenica del 30 aprile 1944, quando un reparto della SS tedesca, proveniente da Gargnano, ove risiedeva Mussolini, ha circondato con numerose armi un locale a Maderno in Via Benamati nel quale il Ministero dell'interno della R.S.I. aveva depositato numerosi generi alimentari  e di vestiario che da poco erano stati requisiti dai fascisti.

Ne venne sequestrata ed asportata una ingente quantità che fu posta su autocarri e trasferita dai tedeschi altrove.
Circolava voce che i tedeschi avessero voluto vendicarsi per una azione che loro stessi avevano progettato ma che, invece, fu realizzata prima dai fascisti.
Durante questa operazione tutte le strade circostanti furono bloccate da soldati armati.