giovedì 27 luglio 2017

LE PRIME TIPOGRAFIE A TOSCOLANO


Già dal 1300 a Toscolano ebbe inizio la prima attività dell'industria cartaria in località "Camerate". Queste fabbriche ebbero uno sviluppo enorme tanto che  ner XVI secolo coprirono interamente tutto il territorio adiacente il torrente Toscolano, unitamente a numerose officine e ferriere.
Verso la metà del XV secolo venne inventata da Gutemberg la stampa con caratteri mobili che, dopo alcuni anni, si diffuse anche in Italia, Fu proprio la convenienza economica di avvicinare le nuove tipografie ai luoghi i produzione della carta (materia prima per questa attività) che facilitò la loro installazione a Toscolano.
Fu il Sindaco di Toscolano e Consigliere della Magnifica Patria,Scalabrino Agnelli abitante nella frazione di Messaga di Toscolano, proprietario di alcune cartiere, che chiamò presso di sè, intorno al 1478, un celebre stampatore GABRIELE DI PIETRO da Treviso, già noto per le bellissime edizioni stampate a Venezia, Brescia e Udine dal 1472 al 1478.
In considerazione  della sua abilità tipografica i frati Domenicani della "Religione" di Toscolano lo convinsero poi a trasferirsi nel loro Convento con i suoi torchi. Fino al 1480 riuscì a pubblicare una mezza dozzina di libri in bei caratteri romani. Ad un certo momento venne arrestato ed imprigionato per un mancato pagamento di un vecchio debito, probabilmente contratto quando era ancora a Venezia . La sua pena venne poi ridotta a 4 mesi, grazie all'autorevole intervento del suo sostenitore Scalabrino Agnelli. Avvilito e dispiaciuto lasciò Toscolano per Brescia dove sopravvisse per poco tempo. Per oltre 30 anni nessun libro fu più stampato a  Toscolano.
Soltanto nel 1519 giunse a Toscolano lo stampatore PAGANINO PAGANIN I di origine bresciana (Cigole) che aveva svolto la sua attività a Venezia fino al 1485 e, successivamente, presso i frati dell'isola di Garda, accompagnato dal figlio ALESSANDRO che già svolgeva simile attività con la stessa competenza del padre.
Secondo Donato Fossati, abitò e svolse  il suo lavoro in Toscolano, prima contrada del Porto e poi, dopo le sue seconde nozze con Cristina figlia di Francesco Fontana di Cecina, si trasferì in questa frazione che è poco distante da quella di Messaga dove aveva operato Gabriele di Pietro parecchi anni prima..
Dal 1519 al 1538 i Paganini  pubblicarono a Toscolano ben 43 opere tutte dettagliatamente elencate da Donato Fossati (Benacum-Storia di Toscolano - 1941) il quale affermò di conservare gelosamente nella sua Biblioteca queste opere giuntegli attraverso i suoi avi, oltre a due stampate a Venezia e un' altra di Gabriele di Pietro.
Le opere dei Paganini erano volumi a formato ridotto tascabile, come si direbbe oggi, Furono stampate con cura e adornate di interessanti xilografie , di iniziali incise, di cornici come il "BURATO" che nelle sue tavole riproduce modelli di ricami e di stoffe (burati).
Anche Ugo Baroncelli, grande esperto in questo campo, nel suo volume del 1964 elenca e commenta tecnicamente queste edizioni stampate a Toscolano e afferma, tra l'altro, che la Biblioteca Queriniana di Bresscia possiede questo prezioso volume (Il Burato) donatogli a suo tempo da Luigi Lechi. Lo stesso autore affermò che Paganino Paganini avrebbe stampato per primo, in caratteri arabi, una edizione del CORANO che gli costò anni di lavoro e notevoli sacrifici economici, ma nessun esemplare di questa opera si sarebbe salvato perchè sembra. che tutte le copie siano state distrutte per ordine dell'autorità Pontificia di quel tempo.. Ricordo che anche il figlio Alessandro custodiva in Toscolano i caratteri usati per la stampa di questo volume.
Senonchè nel gennaio 1992 è stato presentato all'Ateneo di Brescia il volume ALESSANDRO PAGANINO 1509-1538 dell'editrice padovana Antenore (stampato già nel 1990) dalla stessa autrice ANGELA NUOVO  la quale ha annunciato il ritrovamento, (dopo 450 anni di ricerche) di una copia  del CORANO stampata in arabo a Venezia e non a Toscolano, da ALESSANDRO PAGANINI tra il 1537 e il 1538. Il ritrovamento, avvenuto casualmente nella Biblioteca  dei Frati Minori di S.Michele di VENEZIA durante altre ricerche, ha smentito coloro che ritenevano che l'opera non fosse mai neppure stata stampata. L'autrice ha dichiarato che è uno  dei libri più belli ed un capolavoro tipografico tutto in arabo, senza una sola riga o data in altri caratteri e nel suo volume ne riproduce alcune pagine fra le quali quells contenente il visto del Vicario del Sant'Ufficioi di Cremona. Con questa notizia viene ristabilita la verità sulla presunta eliminazione di questo libro da parte dell'Autorità Ecclesiastica che era stata sostenuta anche dal Cardinale Querini. Anzi, come si è detto,sul volume ritrovato si trova addirittura una nota di Arcangelo Mancasuka, Vicario del Sant'Ufficio di Cremona.
La sparizione della edizione del Corano di Paganini, secondo gli studi dell'autrice, fu invece dovuta al fatto che i volumi furono inviati tutti sul mercato arabo e turco, ambienti nei quali lo si ritenner sacrilego perchè la loro religione proibiva all'infedele e all'impuro di toccare il testo considerato  sacro e di conseguenza anche il fatto di stamparlo. Si presume quindi che la distruzione delle copie del Corano avvenne sul posto per i suddetti motivi, Nelle Biblioteche orientali non si ebbe infatti mai traccia di alcuna copia,.
Fu per Alessandro un fallimento anche economico che pesò notevolmente sulla sua attività , tanto  più che non riuscì , come sperava, nemmeno a trovare l'acquirente dei costosi caratteri arabi.
Dalla lettura del citato volume si viene a sapere che i Paganini, già dal 1505, avevano a Toscolano una fabbrica di carta che serviva alle loro necessità i lavoro a Venezia. Il loro trasferimento a Toscolano fu quindi dovuto a ragioni economiche e commerciali. La carta prodotta a Toscolano era trasferita a Venezia e di lì con altri mezzi raggiungeva Verona per essere nuovamente imbarcata  tramite l'Adige ed il Po per raggiungere la capitale della Serenissima, senza dover uscire dal suo territorio.
Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto da Donato Fossati, Angela Nuovo ha accertato che Cristina Fontana non era la seconda moglie di Paganino e nemmeno era figlia di un Fontana Francesco di Cecina,bensì era la sua prima moglie nonchè figlia di Francesco della Fontana, di origine tedesca, che in effetti si chiamava Franz Renner, pure lui stampatore a Venezia.
Paganino Paganini morì verso la fine del 1538, dopo che il figlio  Alessandro, contro la sua v olontà, ebbe stampato il Corano e nel suo testamento dispose che il suo corpo venisse sepolto nella Chiesa di S:Maria del Benaco di Toscolano alla quale lasciava tre ducati per opere di riparazione e dieci ducati alla Società del Sacratissimo Corpo di Cristo della stessa chiesa, così come risulta dal testamento rintracciato dalla Nuovo..
E' da ricordare, infine, che alcune edizioni dei Paganini furono dedicate a Isabella Gonzaga, a Francesco Corner Procuratore di S.Marco ed al Cardinale Giulio dè Medici.                                                                         i

sabato 15 luglio 2017

PORTONE PER TOSCOLANO?



Come è noto anticamente sulla strada del “Ruinà”, attuale statale di Via Roma che conduce a Fasano, esisteva una porta fortificata difesa da alcune cannoniere, inizialmente munita di un ponte levatoio a difesa e controllo ingressi al paese la cui spesa per la manutenzione, fortificazione e custodia furono spesso oggetto di lunghe liti fra i diversi comuni obbligati posti a nord di Maderno. Nel 1658 si provvide a murare tale casello che era divenuto asilo di malviventi.
Anche in Via Cavour, angolo Via Sacerdoti, dove si trova l’orologio posto in alto, esisteva un portone verso Toscolano del quale si notano uno spigolo in pietra viva a forti bugnature (simili a quelle del castello) ed altre pietre, come si può vedere dalla  fotografia.
Di questo portone non ebbi mai alcuna notizia e l’ho saputo leggendo il volume I° di Fausto Lechi   “Le dimore bresciane in cinque secoli di storia".
Rimane però da chiarire perché questo portone fu costruito nel paese di Maderno e non al suo confine che, salvo modifiche avvenute in tempi molto lontani, è il torrente Toscolano.


lunedì 3 luglio 2017

DEMOLITA LA CHIESA DI S.PIETRO


Il pittore Maurizio del Vecchio di Milano ha prodotto il quadro sopraindicato (appartenente ad una collezione privata) che  riproduce il  Convento dei Padri Serviti in Via S.Pietro a Maderno, attuale villa Caprera, e relativa chiesetta che fu poi demolita che fu una frequente  meta di Vincenzo I Gonzaga, come poteva presentarsi verso la metà del XVII secolo, prima che venisse demolita la  chiesetta
Da un documento ritrovato a Firenze da Padre Sostegno risulta che la chiesetta fu costruita nel 1467.
Il Papa Alessandro VII, soppresse il Convento dei Padri Serviti nel 1656, incaricando la Repubblica Veneta alla vendita dello stesso e del "Serraglio" cui era annesso.
Nel secolo scorso l'ex convento che è denominato "Villa Caprera" fu, tra l'altro, anche sede del Comando Carabinieri di Toscolano-Maderno. Ora è stato trasformato, dopo una ristrutturazione, in un condominio.

lunedì 5 giugno 2017

GIUFFREDI MOTOCICLISTA DELLA R.S.I.

Il giornalista Tullio Ferro nel libro "Segreti del Garda" racconta:

Nel 1994 Giovanni Maria Giuffredi, classe 1921, agente motociclista-portaordini e di scorta al Duce, uomo fidato del vice capo della Polizia, con alle spalle il fronte russo, la ritirata dalla Sicilia a Salerno, un’esperienza rocambolesca alla divisione corazzata “Centauro”, esecutore del rischioso trasferimento di un sacerdote ricercato dalle Brigate Nere per aver aiutato dei partigiani, disse a Tullio Ferro per “Segreti del Garda”:
“Non si palesa un segreto dire che Mussolini tutti i giorni scriveva una lettera alla Petacci. Io ero uno dei pochi  a cui veniva affidato il compito di prendere in consegna la quotidiana lettera a Gargnano, superare il posto di blocco presso Villa Feltrinelli tenuto dai tedeschi, superare l’altro “stop” a Maderno in mano ai “Pisani”, uomini fidatissimi di Buffarini Guidi, ministro dell’interno, e a raggiungere Villa Fiordaliso a Fasano di Gardone Riviera dove abitava l’amica del Duce. Tutto qui? “No di certo. Il compito non era così facile. Dovevo fermarmi a Maderno presso l’Ufficio del Dottor Eugenio Apollonio, sito a Villa Adele. Lì aveva luogo una segreta e delicatissima operazione che doveva durare il minor tempo possibile: aprire la busta, fotografare il contenuto, porre in ordine il plico. Quindi riprendere la strada per Villa Fiordaliso. Una specie di corsa ad ostacoli che mi raggelava poiché temevo di essere inseguito.”
Insomma tutte le lettere di Mussolini dirette a Claretta venivano fotografate e lette dalla Polizia: E quelle di Claretta subivano lo stesso trattamento?. “Non lo so. Non ebbi mai l’incarico di corriere da Villa Fiordaliso e da Villa Mirabella, che era entro le mura del Vittoriale, ultima residenza della Petacci sul Garda.”         Come fece lei a sapere dell’apertura delle lettere?. “Il Dott. Apollonio di me si fidava. Anzi un giorno m’informò che io sarei stato della partita per una importante delicata missione. Venni quindi a sapere che le lettere del Duce si leggevano per conoscere eventuali impreviste mosse di Mussolini, confidate in anticipo alla sua amica, informazioni che sarebbero potute servire per eventuali contromosse. Mussolini non sapeva del piano escogitato da Tullio Tamburini, capo della Polizia, e da Apollonio.
Quale piano?
“Un tentativo di liberare Mussolini praticamente prigioniero dei tedeschi e, attraverso i partigiani delle Fiamme Verdi, consegnarlo al momento opportuno agli Alleati. Del piano sarebbe stato a conoscenza anche Monsignor Ferretti del Duomo di Salò. Accade, invece, che Tamburini e Apollonio vennero arrestati e trasferiti in Germania perché accusati di tramare contro i tedeschi. Questa era almeno la versione ufficiale. La verità era che i due stavano preparando un commando guidato dal colonnello Pavone per salvare Mussolini dalla morte una volta che fosse caduto nelle mani di altri partigiani non inquadrati nelle Fiamme Verdi.” In tal senso sembra che il piano “Tamburini-Apollonio-Pavone” non fosse l’unico. Infatti esistono documenti che testimoniano un tentativo di abboccamento, sempre tramite Monsignor Ferretti, da parte del ministro dell’Interno Paolo Zerbino, che nel febbraio 1945 aveva sostituito Buffarini Guidi, con le Fiamme Verdi. Si pensava a una specie di “armistizio” tra repubblichini e partigiani, una zona franca per arrivare alla fine del conflitto con le armi abbassate”.
Poi cosa accadde? “Qualcuno tradì ed il piano andò in fumo. Infatti, un brutto giorno i tedeschi, agli ordini del famoso Kappler, fecero irruzione nell’Ufficio operativo (ex Albergo Milano) dove prelevarono documenti e altri carteggi (Forse trovarono pure le fotografie delle lettere Mussolini-Petacci?). Il commando, non ancora perfettamente inquadrato, si sfaldò. Io, per paura di essere interrogato, fuggii saltando da una finestra, quindi non venni identificato tanto che all’indomani potei riprendere normale servizio”.
 Giuffredi potè poi salvare un certo Sansoni (detto palanca), che stava correndo il rischio di essere arrestato dalle Brigate Nere perché teneva a Maderno un deposito clandestino di benzina. “Arrivai prima io da Palanca e così dopo aver fatto sparire il carburante, gli misi le manette e dopo una notte in camera di sicurezza, tutto andò a posto”.
Giuffredi era a conoscenza di molti altri fatti della sfera Mussolini-Petacci. Egli sapeva che gli incontri tra i due avvenivano per lo più nella vicina Torre S.Marco, già Torre Ruhland, così chiamata poiché apparteneva alla omonima villa (Ruhland: quiete nel paesaggio). In questa torre-garconnière i due amanti trascorrevano ore in assoluto isolamento, al riparo di occhi indiscreti.  Si parlò poi che le lettere a Mussolini  la Petacci le scrivesse su carta a mano con impressa l’immagine di una colomba e di un’aquila e il verso ovidiano “(Né con te né senza di te posso vivere).
Il racconto di Giuffredi, dopo qualche divagazione, ritornava sulle lettere. “Per me quella busta scottava da non dire poiché, anche se non recava alcun indirizzo, la destinataria era la signora Petacci”
Altri delicati incarichi per Giuffredi furono quelli di scortare l’auto del Duce o di viaggi segreti. Così ebbe a raccontare a Tullio Ferro nel 1976.



venerdì 2 giugno 2017

AMMINISTRATORI COM.LI TOSC.MAD. DAL 1928





 Precedente sede Municipale

                                                                                                         
                                   
             Attuale sede Municipale


L’attuale comune di Toscolano-Maderno, costituito con Regio Decreto 14 giugno 1928 n.1527,che viene riprodotto qui sotto, costituisce la fusione dei due comuni di Maderno e Toscolano esistenti da tempo immemorabile. In quel tempo, per ragioni economiche lo Stato abolì i piccoli comuni unendoli ad altri         confinanti. per costituirne uno solo.                                           
    Ecco l’elenco dei numerosi amministratori che si susseguirono dal 1928 in poi, compresi i due Commissari Prefettizi nominati dalle autorità della R.S.I. dal 1943 al 1945.
 Il Commissario Prefettizio è un organo monocratico di amministratore straordinario del comune o della provincia, nominato in seguito allo scioglimento del Consiglio comunale o provinciale, che ha il compito di amministrare l’ente fino all’elezione del nuovo consiglio e del nuovo Sindaco o Presidente Provincia:

dal 1928 al 1929     -  Podestà      Rag.Giovanni Bonaspetti
dal 1930 al 1931     -      “             Cav.Ettore Bianchi
dal 1932 al 1935     -      “             Cav.G.Battista Ciscato
dal 1936 al 1937     -      “             Sig. Angelo Elena
dal  1938 al 1943    -      “             Dr, Pier Luigi Valdini
 nel  1944             Commiss.Pref.  Dott  Ezio Careri
dal 1944 al 1945             “       “    Dott. Aristodemo Bevilacqua
dal 1945 al 1946         Sindaco      Avv. Guido Ragozzi
dal 1947 al 1951             “             Ing, Carlo Benedetti
dal 1952 al 1956             “             Sig. Giuseppe Bompani
dal  1956 al 1960            “             Avv.Ignazio Maffizzoli
dal 1960                          “             Cav. Nino Gaoso
dal 1961 al 1970             “             Sig. Ruggero Manfredi
dal 1970 al 1975             “             Rag. Gian Franco Cavallini
dal 1976 al 1980             “             Sig. Ruggero Manfredi
dal 1981 al 1985             “             Prof.Marco Manfredi
dal 1986 al 1990             “             Sig. Attilio Apollonio
dal 1991 al 1994             “             Prof. Marco Manfredi
Aprile-Nov.1994  Commiss.Pref:  Camillo  Andreana
dal 1994 al 1998       Sindaco        Ing. Silvano Boni
dal 1999 al 2008             “             Ing.Paolo Elena
dal 2008 al 2013             "             Sig.Roberto Righettini
dal 2013 al                      “             Sig.ra Delia Castellini
           

giovedì 1 giugno 2017

TRASFERIMENTO ORO ALLA GERMANIA NEL 1944







In località Bornico, dove il torrente omonimo sfocia nel lago, Federico Bagozzi (1844-1896), noto imprenditore edile della Valtrompia, edificò una grande villa con torretta, come esigeva l’architettura del momento, immersa in un grande parco.
         All’inizio del ‘900 fu ceduta al Prof. Carlo De Stefani, già deputato di Bardolino e, successivamente passò alla famiglia dei Conti Bassetti, titolari dell’omonima industria tessile di Milano.
         Nell’ottobre 1943 quando sulla Riviera del Garda si installò la repubblica Sociale Italiana la villa fu requisita dai tedeschi che ne fissarono la loro ambasciata che si trovava prima a Roma. A capo della stessa vi era l’ambasciatore Rudolph Rahn il quale unitamente al Gen.le Wolff avevano l’incarico di seguire da vicino Mussolini che si trovava a Gargnano. Si è venuti poi a sapere che tutti i testi delle telefonate da e per Mussolini e dei vari gerarchi del fascismo venivano stenografati poi battuti a macchina e, attraverso Rahn. trasmessi a Hitler.
         Fu in questa sede al Bornico di Toscolano-Maderno e non a Fasano come indicato erroneamente dalla stampa, che il 5 febbraio 1944 il Ministro delle Finanze della R.S.I. Mazzolini ed il sottosegretario agli esteri Pellegrini,alla presenza dello stesso ambasciatore Rahn, firmarono l’accordo per la consegna ai tedeschi, in tre tranches, di NOVANTATRE tonnellate di ORO italiano e jugoslavo custodito presso la Banca d’Italia che i tedeschi da tempo pretendevano dall’Italia per sopperire alle spese militari in Italia.
         C’è anche da ricordare che lo stesso edificio fu oggetto di un attacco aereo degli alleati il 4 dicembre 1944 nel quale fu distrutta la torretta  e danneggiata parte della villa causando un morto e due feriti gravi fra i tedeschi che l’occupavano. Quando nel dopoguerra furono riparati i danni, la torretta non fu più ricostruita.
         Verso la fine del 1900 fu acquistata da una società immobiliare che la trasformò in un residence cedendo in cambio al comune una parte del parco e l’uso della spiaggia.
                                                                                    
                                                                                                     



mercoledì 31 maggio 2017

1945. SBARCO AMERICANI A GARGNANO









Il periodico “Parla Cecina” n.44 del luglio 2010, pubblica un interessante articolo del Dott. Giuseppe Di Giovine riguardante lo sbarco a Gargnano, il 30 aprile 1945, della Fanteria di Montagna della Quinta Armata U.S.A.
            L’autore afferma che dopo lo sfondamento del fronte appenninico nell’aprile 1945, i reparti Alleati intrapresero le operazioni per la conquista della pianura padana ed ai reggimenti della 10^ Divisione fu ordinato di procedere verso la sponda orientale del lago di Garda e la Valle dell’Adige. A questo punto entrò in scena quella che venne scherzosamente chiamata la “marina di montagna”, cioè i DUKW, autocarri anfibi da 2 tonnellate e mezzo, sei ruote motrici e scafo con elica, familiarmente chiamati “anatre”. I DUKW, erano stati fatti affluire in gran numero per il passaggio del Po, ma il principale impiego fu proprio nel Garda. Da parte dell’85° ed 86° reggimento della decina divisione, ai quali era affidato l’obbiettivo di raggiungere il trentino da entrambe le sponde settentrionali del lago e bloccare i movimenti delle ingenti forze tedesche presenti nella zona.
            Fu così che, dopo una marcia da Lazise a Malcesine, all’85° reggimento spettò il compito della conquista della sponda occidentale del Garda che venne raggiunta con l’ultima operazione anfibia della seconda guerra mondiale in Europa, realizzata mediante l’impiego dei veicoli anfibi. La cronologia della Divisione e il diario dell’85° reggimento redatto dal Capitano Woodruff descrivono l’impresa anfibia verso la sponda bresciana e fanno rivivere gli avvenimenti del 30 aprile di sessantacinque anni fa, quando una forza d’assalto dell’85° reggimento comandata, come battaglione, dal maggiore Winkner e composta dalla Compagnia K del Capitano Cooper e da un plotone di mitragliatrici pesanti della compagnia M comandato dal tenente Bogin, salpò in piena notte su dodici DUKW verso la costa occidentale e sbarcò a Gargnano. Riferisce Woodruff che alle 8,15 del 30 aprile sia la villa di Mussolini sia gli Uffici in Gargnano furono occupati senza alcuna opposizione. Nella villa vennero trovati centinaia di oggetti donati al Duce ed anche le spade donate da Hitler e da Hirohito imperatore del Giappone, un violino, uniformi e decorazioni. A turno, i soldati di montagna dormirono nel grande letto di Mussolini e nella adiacente stanza. Gli “alpini” americani trovarono la zona già occupata dai partigiani, dai quali venne l’indicazione di un altro immobile del governo fascista, a Bogliaco, prontamente raggiunto dagli uomini del secondo plotone della compagnia K comandato dal tenente Kaytys. Doveva trattarsi evidentemente del Palazzo Bettoni nel quale si riuniva il Consiglio dei Ministri, utilizzando i mobili portati da Roma..
            Nella giornata del 30 aprile, il comando dell’85° ordinò due successive operazioni anfibie e così sbarcarono dai DUKW sulla costa a nord di Gargnano dapprima la compagnia L. del tenente Seery e poi la compagnia I del capitano Bucher ed entrambe proseguirono verso nord, lungo la gardesana, attraversando i tunnels occupati dai macchinari di una fabbrica di motori per i velivoli tedeschi.
            Il primo maggio, l’operazione si concluse con una parata del I° battaglione e la consegna di alcune “stelle di bronzo” da parte del Colonnello Raymond Barlow, comandante dell’85°. Il 7 maggio, la Polizia Militare della Quinta Armata subentrò alla compagnia K nella custodia della villa e degli uffici di Gargnano.
            A Maderno, invece, gli americani giunsero via terra il giorno prima. Infatti, domenica 29 aprile 1945, alle ore 14,30, arrivò in piazza la prima Jeep americana, accolta festosamente dalla popolazione.